venerdì 6 giugno 2008

Street Spirit



"File di case che mi travolgono
posso sentire il tocco delle loro mani blu
tutte queste cose in posizione
tutte queste cose che un giorno ingoieremo per intero
e spariranno ancora e spariranno ancora
Questa macchina non farà sapere
questi pensieri e la tensione che mi sovrasta
sii un bambino di mondo, fai un cerchio
prima che tutti anneghino
e spariscano ancora e spariscano ancora
Uova rotte, uccelli morti
urla mentre lottano per la vita
posso avvertire la morte, posso vedere i suoi occhi che scintillano
tutte queste cose in posizione
tutte queste cose che un giorno ingoieremo per intero
e spariranno ancora e spariranno ancora
Immergi l'anima nell'amore
IMMERGI L'ANIMA NELL'AMORE"  

mercoledì 7 maggio 2008

Malvagi



"Non sarebbe piccola infelicità degli educatori, e soprattutto dei parenti, se pensassero, quello che è verissimo, che i loro figliuoli, qualunque indole abbiano sortita, e qualunque fatica, diligenza e spesa si ponga in educarli, coll'uso poi del mondo, quasi indubitabilmente, se la morte non li perviene, diventeranno malvagi. Forse questa risposta sarebbe più valida e più ragionevole  di quella di Talete , che dimandato da Solone perchè non si ammogliasse, rispose mostrando le inquietudini dei genitori per gl'infotunii e i pericoli de' figliuoli. Sarebbe, dico, più valido e più ragionevole lo scusarsi dicendo di non volere aumentare il numero dei malvagi."
                                                                                                  G. Leopardi 
                                                       





















(G. Magni)                                                                                                                                          

domenica 4 maggio 2008

Piombo



"Chiazze di sangue, giornate di sole
Le dita sull’asfalto, l’arma già scarica.
Giovane vita in un gesso sottile
Tutto finisce, in terra resta una sagoma.
Fanti e pedine, scacchiere di morte

La merce nel sistema è l’unica regola
Rischiare tutto e non essere niente
Nel male scuro che travolge ogni pietà.

L’aria è più pesante che mai quando un fantasma ci ruba l’ossigeno

Quando il futuro è solo piombo su queste città
Sotto una cupola che sembra la normalità.
L’aria è più pesante che mai e brucia tanto che manca l’ossigeno
Troppi silenzi in quel cemento che già sanguina
Troppe speranze nel mirino che ora luccica.

Se un sogno non raggiunge neanche il mattino

Se le illusioni sono scorie di umanità
Come fare a coniugare un verbo al futuro
Quando il futuro è solo appalto di tenebra.

Dentro una terra di sole e veleni

C’è un paradiso infestato dai demoni
Spettri temuti con nomi e cognomi
Che tremano solo di fronte alla verità
Quella del coraggio di chi sfida l’oscurità,
Quella di chi scrive denunciando la sua realtà,
Le anime striscianti che proteggono l’incubo
Sotto la scorta di un domani che scotterà."


domenica 13 gennaio 2008

Sovie

Questa notte ho fatto un sogno: ho chiuso gli occhi e per un istante non ero me stessa. Mi muovevo come non sono in grado di fare, il mio sguardo mirava dritto verso occhi indiscreti ed altezzosi, fino ad incontrare il suo. Le mie guance non si arrosivano, non avevo paura mi considerasse non all'altezza, non avevo timore di incontrare i suoi occhi, ardivo mi guardasse nell'anima. Ero semplicemente la pietra preziosa che lui aspettava da tanto; ero il fulcro dei suoi pensieri, il cardine dei suoi desideri, ero l'unico attimo stupendo della sua vita. Non dovevo contorcermi per attirare la sua attenzione, il suo sguardo cadeva su di me per il solo fatto che io fossi presente. Per tutta la sera, in quella sala immensa, colma di dame e cavalieri, sono stata la sua regina, senza che fatica mi fosse addebitata. 
Al risveglio, sono corsa ad osservare la mia sagoma riflessa: di stracci è coperto il mio corpo, di stracci è coperta la mia anima. 
Questa notte ho fatto un sogno, ora chiudo gli occhi e immagino di vivere. 



























(M. Giacomazzi)

sabato 12 gennaio 2008

Malsana



Irrompi, sleale, nella mente dei più fragili e di quelli che ancora non ti hanno scavato dentro,  ma poi tanto fondo non potrebbero toccare: basterebbe levare la prima pelle per sentire il puzzo di marcio che nauseerebbe anche un morto! Già, è così che ti proteggi, vivi nel buio di un'immagine che nemmeno tu conosci e che ti fa inciampare troppo spesso ormai. Una volta, ai miei occhi, ti precedeva una fama oscura, tenebrosa quasi misteriosa, tutta da scoprire; man mano che la luce della curiosità prendeva piede nel tuo mondo venivano a galla (allora pensavo che il piccolo oceano da cui qualche volta dissotterravi vecchi ricordi fosse il tuo mondo reale) preziosi aneddoti che credevo un giorno avrebbero formato il quadro completo, una nitida fotografia della tua anima. Presto ho imparato ad apprezzare le lacrime e il dolore, erano l'unica via verso la verità. Il quadretto a cui ogni volta con tanta cura aggiungevo qualche pezzo si è sbriciolato pian piano, come fosse una lunga agonia, e dall'ingenuità è nata la rabbia, la sofferenza e l'apatia. Un'apatia tutta mia, tutta particolare: la perdita di ogni speranza, di ogni fede che ognuno ha nei sogni e nelle favole. Ma questo non è bastato a rendermi immune; ogni fibra, anche la più piccola, del mio cuore è stata presa, strappata e gettata via, come fosse un esperimento uscito male. 
Tuttavia, come ho già detto, ancora nessuno ha toccato la sostanza, anche se, si credono detentori del dono di poter giudicare qualcosa di cui forse neanche hanno sentito parlare: prego...a voi lo scettro se è quello che più desiderate o ancora meglio.. a voi l'aureola di Baudelaire...

«Come! voi qui, mio caro? Voi in questo brutto posto? Voi, il bevitore di quintessenze! Voi, il mangiatore di ambrosia! C'è invero di che restare sorpresi.

- Mio caro, sapete bene quanto mi terrorizzino le carrozze e i cavalli. Poco fa, mentre attraversavo il viale in tutta fretta saltellando in mezzo al fango, in quel caos in movimento dove la morte arriva al galoppo da tutte le parti nello stesso tempo, per un gesto brusco l'aureola mi è scivolata dalla testa nel fango del lastrico. Non ho avuto il coraggio di raccattarla. Giudicai meno sgradevole perdere le mie insegne che farmi rompere le ossa. E poi, mi dissi, la disgrazia serve sempre a qualcosa. Ora posso andarmene in giro in incognito, compiere azioni basse, darmi ai bagordi come i comuni mortali. Ed eccomi in tutto simile a voi, come vedete!

- Dovreste almeno pubblicare un annuncio della perdita dell'aureola, o fare denuncia al commissariato.-

- Proprio no! Mi trovo bene, qui. Solo voi mi avete riconosciuto. D'altronde la dignità mi disturba. E poi penso che qualche cattivo poeta la raccatterà e se la metterà in testa spudoratamente. Che piacere far felice qualcuno!
Soprattutto qualcuno la cui felicità mi farà ridere! Pensate a X, o a Z! Ah, sarà davvero divertente!» 

 Les Excrements du bien è quello che siete! 

                                                                                              (Grazie a B. Bertinotti) 

sabato 10 novembre 2007

Quando la banalità

"Quando la banalità cade a ricoprire ogni parola, sai che alzare lo sguardo per cercare un appiglio è come fissare il vuoto e sperare che quel niente non finisca mai. 
Nuoteresti ore e ore nell'instabilità di un nulla che sa di ricordi, ma la paura che tutto possa finire irrigidisce la tua mente e sai solo abbandonare ogni speranza"

giovedì 8 novembre 2007

Finalmente capisco tutto ciò che c'è da capire



Finalmente capisco tutto ciò che c'è da capire. 

 Finalmente aprendo gli occhi non ho paura di vedere il buio, perchè anche se è questo l'unico soggetto   da ammirare, non è da scoprire, non più. Ora ho la chiave; anche se è impossibile conoscere ogni cosa,  io SO di non avere più ostacoli davanti, so che non esistono più segreti. 
Conosco il modo di sconfiggere questo buio, ce l'ho in pugno; eppure
non muovo ciglio, non proferisco verbo, chiudo di nuovo gli occhi come ho sempre fatto, fin da quando il terrore mi mordeva il cuore. Troppo semplice sarebbe uccidere qualcosa che non fa più paura. 

venerdì 21 settembre 2007

My december


"Questo è il mio dicembre
questo è il mio periodo dell'anno
Questo è il mio dicembre
Tutto questo è così chiaro
Questo è il mio dicembre 
Questa è la mia casa coperta di neve 
Questo è il mio dicembre 
questo sono io, da solo

Ed io
desidero solo non pensare 
come se ci fosse qualcosa che ho omesso  
Ed io 
ritiro le cose che ho detto 
per farti sentire così 
Ed io 
desidero solo non sentire 
come se ci fosse qualcosa che ho omesso

Ed io
ritiro le cose che ti ho detto
Ed io darei via tutto 
solamente per avere un posto dove andare 
Darei via tutto 
per avere qualcuno da cui tornare a casa

Questo è il mio dicembre 

Questi sono i miei sogni ricoperti di neve 
Questo sono io che fingo 

Questo è tutto quello di cui ho bisogno Ed io darei via tutto 
solamente per avere un posto dove andare 
Darei via tutto 
per avere qualcuno da cui tornare a casa"



giovedì 20 settembre 2007

I delitti della Rue Morgue




"Le facoltà mentali che definiamo analitiche, sono, di per sé, poco suscettibili di analisi. Le apprezziamo unicamente nei loro effetti. Sappiamo fra l'altro che, per chi le possiede in misura straordinaria, costituiscono sempre una fonte di vivissimo godimento. Come l'uomo forte esulta delle sue doti fisiche, dilettandosi di quegli esercizi che chiamano in causa i suoi muscoli, così l'analista si compiace di quell'attività mentale che DISTRICA. Egli trae piacere da qualsiasi occupazione, anche la più banale, purché metta in azione il suo talento. E' appassionato di enigmi, di rebus, di geroglifici, nel risolvere i quali da prova di ACUMEN che può apparire soprannaturale a un'intelligenza comune. I risultati che egli consegue applicando l'essenza, l'anima stessa del metodo, hanno in realtà tutta l'aria dell'intuizione.
La facoltà di risoluzione è forse molto rinforzata dallo studio della matematica, e in particolar modo dal ramo più nobile di essa che, ingiustamente, e solo a causa del processo a ritroso delle sue operazioni, è stata definita ANALISI, come se lo fosse PER ECCELLENZA. Eppure calcolare non è di per sé analizzare. Un giocatore di scacchi, per esempio, esegue il primo procedimento senza ricorrere al secondo. Ne segue un'interpretazione completamente errata degli effetti che il gioco degli scacchi ha sulla struttura mentale dell'individuo. Non intendo qui scrivere un trattato, ma semplicemente introdurre, con delle osservazioni, fatte molto a casaccio, un racconto un po' strano; colgo quindi l'occasione per sostenere che le facoltà più elevate dell'intelligenza riflessiva sono messe alla prova più a fondo e con maggiore utilità dal gioco più modesto della dama piuttosto che dall'elaborata frivolezza degli scacchi. In quest'ultimo gioco, dove i pezzi si muovono con mosse diverse e BIZZARRE, secondo dei valori vari e variabili, ciò che è soltanto complesso viene scambiato (errore piuttosto comune) per ciò che è profondo.
Si richiede qui la massima capacità d'attenzione. Distrarsi per un attimo significa commettere una svista da cui deriverà un danno o una sconfitta. Poiché le mosse possibili non sono soltanto molteplici, ma anche complesse, le occasioni per simili sviste si moltiplicano, e nove volte su dieci vince la partita non il giocatore più acuto, ma quello che sa maggiormente concentrarsi.
Nel gioco della dama, invece, dove il movimento è UNICO e consente poche variazioni, le probabilità di distrazioni sono minori, e dal momento che la semplice attenzione viene impegnata solo relativamente, i risultati ottenuti da entrambi gli avversari sono attribuibili soltanto a una maggiore dose di ACUMEN. Per toglierci dall'astratto: immaginiamo una partita a dama dove i pezzi siano ridotti a solo quattro dame, e dove naturalmente non ci sia da aspettarsi alcuna svista. E' chiaro che qui la vittoria sarà decisa (dal momento che i giocatori si trovano su un piano di parità) da una mossa ' recherchée ', risultato di un eccezionale sforzo mentale. Non potendo valersi dei consueti stratagemmi, l'analista s'insinua nello spirito dell'avversario, si identifica con esso, e non di rado vede così, a colpo d'occhio, l'unica mossa (a volte assurdamente semplice) mediante la quale può indurlo a commettere un errore o affrettare un calcolo sbagliato.
Da molto tempo si è notata l'influenza che lo ' whist ' esercita su ciò che viene definita capacità di calcolo; e si sa che uomini dotati di eccezionale intelligenza, mentre disdegnavano come frivoli gli scacchi, ricavano da questo gioco un piacere apparentemente inspiegabile. Senza dubbio non c'è nulla del genere che riesca ad impegnare altrettanto profondamente la facoltà dell'analisi. Il miglior giocatore di scacchi della cristianità non sarà nulla di più del miglior giocatore di scacchi; ma il grado di eccellenza nello whist implica una probabilità di successo in tutte quelle imprese tanto più importanti in cui una mente umana si trova a fronteggiarne un'altra. Per grado di eccellenza intendo quella perfezione che presuppone la conoscenza di TUTTI gli espedienti del gioco da cui si possono trarre vantaggi legittimi. Questi non sono soltanto molteplici, ma multiformi, e si celano sovente in abissi di pensiero del tutto impenetrabili all'intelligenza ordinaria. Osservare con attenzione significa ricordare distintamente; e sotto questo aspetto il giocatore di scacchi riuscirà molto bene nello whist perché sa concentrarsi; d'altra parte le regole di Hoyle (basate sul puro e semplice meccanismo del gioco) sono in genere sufficientemente chiare a tutti. Così, avere una memoria incisiva e attenersi al regolamento di gioco sono due requisiti che sembrano definire il buon giocatore per eccellenza. Ma è oltre i limiti delle regole che l'abilità dell'analista si manifesta. In silenzio egli fa tutte le sue osservazioni e deduzioni; altrettanto forse fanno i suoi avversari; ma la differenza nella portata delle indicazioni così ottenute non consiste tanto nella validità della deduzione quanto nella qualità dell'osservazione. Quel che è necessario sapere è che cosa si deve osservare. Il nostro giocatore non si pone limiti, né, per il fatto che il gioco è l'oggetto primo della sua concentrazione, egli manca di trarre deduzioni da fattori estranei alla partita. Scruta l'espressione del suo compagno, confrontandola attentamente con quella di tutti i suoi avversari.
Osserva il modo in cui ciascuno ordina le proprie carte, contando sovente un atout dopo l'altro e un punto dopo l'altro dalle occhiate che via via vi lanciano quelli che ne sono in possesso.
Nel corso del gioco non si lascia sfuggire le minime alterazioni dei volti, traendo le sue prime considerazioni in base al loro atteggiarsi ad espressioni di sicurezza, di sorpresa, di trionfo o di dispetto. Dal modo di raccogliere un'alzata giudica se la persona che la prende ha o no la possibilità di combinarne un'altra. Riconosce la carta che viene giocata per ingannare dal modo con cui essa viene gettata sul tavolo. Una parola buttata là per caso o pronunciata inavvertitamente; una carta caduta o scoperta accidentalmente che venga quindi nascosta con nervosismo o con indifferenza; il conteggio delle alzate, l'ordine in cui si succedono; imbarazzo, esitazione, prontezza o ansia - tutto serve alla sua percezione apparentemente intuitiva per trarre indicazioni sullo stato effettivo delle cose. Dopo che sono state giocate le prime due o tre mani, egli conosce alla perfezione le carte di cui ciascuno dispone, e da quel momento può buttar giù le sue seguendo un piano così preciso come se il resto della compagnia giocasse a carte scoperte. Il potere di analisi non dovrebbe essere confuso con la semplice ingegnosità; poiché mentre l'analista è necessariamente ingegnoso, l'uomo ingegnoso è sovente notevolmente incapace di analisi. La capacità di ricostruzione o di combinazione, attraverso cui si manifesta comunemente la ingegnosità, e alla quale i frenologi hanno assegnato (a torto, direi) un organo separato, considerandola una facoltà primordiale, è stata riscontrata tante volte in persone il cui livello intellettivo sfiorava - per il resto - l'idiozia, da attirare l'attenzione di tutti gli scrittori di psicologia. Tra le ingegnosità e l'abilità analitica esiste in effetti una differenza ancor più notevole di quella che corre fra la fantasia e l'immaginazione, benché di un genere strettamente analogo. Si constaterà difatti che l'uomo ingegnoso è sempre pieno di fantasia, mentre l'uomo veramente ricco di immaginazione non è mai altro che analitico."

                                                                                        E. A. Poe