"...A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che <<ogni straniero è nemico>>. Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; si manifesta solo in atti saltuari e incoordinati, e non sta all'origine di un sistema di pensiero. Ma quando questo avviene, quando il dogma inespresso diventa premessa maggiore di un sillogismo, allora, al termine della catena, sta il Lager. Esso è il prodotto di una concezione del mondo portata alle sue conseguenze con rigorosa coerenza: finché la concezione sussite, le conseguenze ci minacciano. La storia dei campi di distruzione dovrebbe venire intesa da tutti come un sinistro segnale di pericolo."
giovedì 6 marzo 2014
venerdì 21 febbraio 2014
Il ritratto ovale
"Era una fanciulla di rarissima bellezza, e non meno soave che piena di gioiosità. E funesta fu l'ora in cui vide, amò, e sposò il pittore. Lui appassionato, sollecito studioso, austero, e già sposato con la sua Arte, lei una fanciulla di rarissima bellezza, e non meno soave che piena di gioiosità; tutta luce e sorrisi, e vivace come una cerbiatta; amante e appassionata di tutte le cose; odiava solo l'Arte che era la sua rivale; temeva solo la tavolozza e i pennelli e gli altri strumenti spiacevoli che la privavano dalla vista del suo amato. Fu dunque una cosa terribile per questa donna udire il pittore parlare del suo desiderio di ritrarre anche la sua giovane sposa. Ma era umile e obbediente, e posò per molte settimane docilmente nell'oscura e alta camera - nella torretta dove la luce scendeva sulla bianca tela solo dall'alto. Ma egli, il pittore, si gloriava solo della sua opera che procedeva di ora in ora, di giorni in giorno. Era un uomo appassionato, ombroso, e lunatico, che sognava a occhi aperti; cosicché non voleva accorgersi che la luce che cadeva così spettralmente in quella solitaria torretta faceva deperire la salute e la vivacità della sua sposa, che sfioriva visibilmente per tutti tranne che per lui. Tuttavia ella sorrideva ancora e sempre, senza lamentarsi, perché vedeva che il pittore (che aveva grande notorietà) traeva un piacere intenso e ardente dal suo lavoro, e lavorava notte e giorno per ritrarre lei che tanto lo amava, ma che diveniva di giorno in giorno più spenta e debole. E in verità chi contemplava il ritratto parlava della sua somiglianza in parole sommesse, come di una grandissima meraviglia, una testimonianza non meno della capacità del pittore che del suo profondo amore per colei che veniva ritraendo in modo così incomparabile. Ma alla fine, mentre l'opera si avvicinava alla conclusione, nessuno fu più ammesso nella torretta; divenuto folle nell'ardore della sua opera, il pittore distoglieva raramente gli occhi dalla tela, anche solo per osservare il volto della sposa. E non voleva accorgersi che i colori che stendeva sulla tela erano sottratti alla gote di lei che gli sedeva vicino. E quando molto settimane furono passate, e solo poco rimaneva da fare, una pennellata sulla bocca e una sfumatura sull'occhio, lo spirito della donna guizzò di nuovo come la fiamma nel bocciolo della lampada. E allora fu data la pennellata, e la sfumatura fu posta; e, per un attimo, il pittore rimase estasiato davanti all'opera che aveva compiuto; ma subito dopo, perso ancora nella contemplazione, divenne tremante e molto pallido, e atterrito, gridando con una voce forte, "Questa è davvero la Vita stessa!" si voltò improvvisamente a osservare la sua amata: Era morta!"
E.A. Poe
E.A. Poe
mercoledì 19 febbraio 2014
Umile Amante
"Dovrei essere uno spaccone, dovrei essere un ganzo, ma io la vita la guardo negli occhi proprio come una bella donna, la guardo solo dopo che mi è passata accanto, dopo che si è allontanata. Sempre, tutto quello che viene verso di me mi stordisce, mi sgomenta, quasi mi devasta con la sua bellezza, tanto che non sono capace di guardarlo negli occhi (.) Il mio primo desiderio è fiondarmi lontano dalla fonte della mia commozione, fuggire e portare con me quella sensazione che mi inonda di amore a prima vista (.) Dovrei essere uno spaccone, dovrei essere un ganzo, ma sono un umile amante, impaurito dalla bellezza di qualsiasi cosa mi sia venuta incontro. Per questo gusto tutto quando è tardi, soltanto dopo, soltanto quando le immagini tremanti si fanno quiete. Proprio così, del tutto spaurito, mi guardo allo specchio che invecchia con me e in cui non trovo traccia di quello che mi potrebbe autorizzare a dire di me che dovrei essere almeno un po' spaccone e un po' ganzo, se non altro per me stesso..."
B. Hrabal
B. Hrabal
venerdì 31 gennaio 2014
"Bellissima Guerra"
SCRIVO PER TE, CHE ANCORA SEI COSì INVIOLATO ED INCONTAMINATO, CHE NON APPARTIENI A QUESTO COMUNE MONDO, CHE ANCORA NON HAI CONOSCIUTO FINO IN FONDO IL POTERE DELL'EGOISMO UMANO O SE TI è CAPITATO, ANCORA NON HAI DECISO DI SFIDARNE LA FACCIA PEGGIORE. SCRIVO PER METTERTI IN GUARDIA, E MENTRE LO FACCIO MI DOMANDO SE SIA GIUSTO: FORSE OGNUNO DOVREBBE CONOSCERE CON LE PROPRIE GAMBE E TOCCARE CON LE PROPRIE MANI, MA LA PAURA CHE QUALCOSA POSSA FARTI MALE MI SPINGE AD INTROMETTERMI.
DIFFIDA DI CHI SI MOSTRA TROPPO CONNESSO ED INTERESSATO, PERCHé SICURAMENTE AVRà IN Sé LA NECESSITà DI SOTTRARTI QUALCOSA, ANCHE LA PIù PICCOLA CHE TI APPARTIENE, CHE SIA MATERIA O ESSERE.
DIFFIDA DI CHI TI PROMETTE CHE MAI OPERERà PER DANNEGGIARTI, CHE SEMPRE SARà GENUINO E SINCERO, CHE OGNI OCCASIONE LA SFRUTTERà PER FARTI INTENDERE QUELLO CHE PENSA, PERCHé MAI ACCADRà CHE UNA PERSONA SI OCCUPI PRIMA DI TE CHE DI SE STESSA, E PER GLI ARTIFICI CONVENZIONALI CHE CI CIRCONDANO HA ESIGENZA DI NASCONDERE LA REALTà.
DIFFIDA DI CHI DIVULGA ALLA TOTALITà DEL GENERE UMANO (E NON) IL LEALE RAPPORTO DI AMICIZIA CHE VI LEGA INDISSOLUBILMENTE, PERCHé QUASI SICURAMENTE, NEL MOMENTO IN CUI SARAI MENO EFFICACE O MENO UTILE SVANIRà ANCHE QUELLA DEBOLE CONNESSIONE CHE DA QUEL GIORNO IN POI VERRà RICORDATA, DALL'ALTRA PARTE, COME SEMPRE TURBOLENTA, PREOCCUPANTE, PASSIVA, SCONTROSA, OCCLUDENTE...
DIFFIDA DI CHI HA TROPPO FRETTOLOSAMENTE POSTO PALETTI E TRADIZIONI, PERCHé LA PROFONDITà DI UN'ABITUDINE CHE POSSA DIVENTARE STORIA E CICLO HA BISOGNO DI MOLTO TEMPO PER FORMARSI, PER EVITARE CHE "QUASI-NULLA" LA DISSOLVA.
DIFFIDA DI CHI INVOLUCRA DI DISONORE E VERGOGNA, DIETRO LE SPALLE, QUELLI A CUI POI, DAVANTI LE SPALLE, STRINGE LA MANO E STUZZICA LE GUANCE, PERCHé IL VIZIO LI PORTA AD ESSERE OMOGENEI DI FRONTE (E DI ROVESCIO) A CHIUNQUE.
DIFFIDA DI ME, CHE TI STO DICENDO TUTTO QUESTO E CHE CORRISPONDO PERFETTAMENTE AD OGNI DESCRIZIONE.
NON PENSARE CHE ESISTA QUALCUNO CHE MAI POSSA FERIRTI, E CREDIMI NON C'é PERSONA CHE ALMENO UNA VOLTA NON L'ABBIA FATTO VOLONTARIAMENTE. VIVI CON LA CONSAPEVOLEZZA DI ESSERE SOLO, MA CON LA DECISIONE DI STARE IN MEZZO AGLI ALTRI E DI RIUSCIRE IN QUALCHE MODO AD AMBIENTARTI; INIZIA COL RICORDARE QUESTE POCHE PAROLE, CHE FORSE ESCONO DALLA MENTE DI UN FOLLE, MA CHE PORTA QUALCHE GRAFFIO IN PIù SULLA SUA PELLE.
OGNUNA DELLE PERSONE CHE HAI ACCANTO PUò ESSERTI UTILE, PER CRESCERE, PER ANDARE AVANTI, PER RICEVERE AIUTO, CONFORTO, CONFRONTO, AMICIZIA, AMORE ECC.ECC. MA OGNUNA DELLE PERSONE CHE HAI VICINO NON è INDISPENSABILE PERCHé LA TUA VITA PROSEGUA..A PARTE RARISSIME ECCEZIONI; PARLO DI CHI HA SEGUITO IL NOSTRO CAMMINO FIN DALL'INIZIO, DI CHI HA SOSTENUTO OGNI ERRORE ED OGNI VITTORIA, DI CHI è RIMASTO IN SILENZIO A GUARDARE E DI CHI è INTERVENUTO, DI CHI HA COSTRUITO PARTE DI NOI.. IN BREVE DI QUELLE PERSONE CHE NON SI RIESCONO A SCORDARE PERCHé HANNO RAPPRESENTATO LA PROIEZIONE DI NOI STESSI, E HANNO FATTO IN MODO CHE ANCORA OGGI, NONOSTANTE GLI ANNI PASSINO, LA NOSTRA MENTE CONTINUI A RICERCARLE PER AVERE LA GIUSTA RISPOSTA, IL GIUSTO MODO DI AGIRE, PER RIUSCIRE A PRENDERE LA GIUSTA DECISIONE. PURTROPPO SONO FINITE AD APPARTENERE A QUEL MONDO DI ASSURDE SITUAZIONI CHE ACCADONO SENZA SCOMODARE MINIMAMENTE LA FREDDA RAGIONE; CHE PROVOCANO, NELL'UNO O NELL'ALTRO, UN'ONDA D'URTO, UN'ANOMALIA NEL SISTEMA CHE METTE A REPENTAGLIO L'EQUILIBRIO E, A VOLTE, LA LUCIDITà. QUELLE SITUAZIONI CHE ATTIVANO IN NOI REAZIONI TRA LE PIù DISPARATE, CHE FANNO IN MODO CHE UN UOMO SI SPOGLI DELLA PROPRIA CORAZZA, PARLI AD UNA FOTOGRAFIA, SCRIVA AD UN INDIRIZZO MAIL NON PIù ESISTENTE.
TI CAPITERà DI INCONTRARNE E DI PERDERNE, MA NON TEMERE DI DIMENTICARLE, L'ABITUDINE NON INTACCA QUESTI RAPPORTI E NON INTACCA IL LORO RICORDO. RAPPRESENTANO LO STIMOLO E LA FORZa DI COMBATTERE PER RESTARE, SENZA MAI ABBANDONARE...DI COMBATTERE L'UNICA, IN CUI VALGA LA PENA INTERVENIRE, "BELLISSIMA GUERRA".
DIFFIDA DI CHI SI MOSTRA TROPPO CONNESSO ED INTERESSATO, PERCHé SICURAMENTE AVRà IN Sé LA NECESSITà DI SOTTRARTI QUALCOSA, ANCHE LA PIù PICCOLA CHE TI APPARTIENE, CHE SIA MATERIA O ESSERE.
DIFFIDA DI CHI TI PROMETTE CHE MAI OPERERà PER DANNEGGIARTI, CHE SEMPRE SARà GENUINO E SINCERO, CHE OGNI OCCASIONE LA SFRUTTERà PER FARTI INTENDERE QUELLO CHE PENSA, PERCHé MAI ACCADRà CHE UNA PERSONA SI OCCUPI PRIMA DI TE CHE DI SE STESSA, E PER GLI ARTIFICI CONVENZIONALI CHE CI CIRCONDANO HA ESIGENZA DI NASCONDERE LA REALTà.
DIFFIDA DI CHI DIVULGA ALLA TOTALITà DEL GENERE UMANO (E NON) IL LEALE RAPPORTO DI AMICIZIA CHE VI LEGA INDISSOLUBILMENTE, PERCHé QUASI SICURAMENTE, NEL MOMENTO IN CUI SARAI MENO EFFICACE O MENO UTILE SVANIRà ANCHE QUELLA DEBOLE CONNESSIONE CHE DA QUEL GIORNO IN POI VERRà RICORDATA, DALL'ALTRA PARTE, COME SEMPRE TURBOLENTA, PREOCCUPANTE, PASSIVA, SCONTROSA, OCCLUDENTE...
DIFFIDA DI CHI HA TROPPO FRETTOLOSAMENTE POSTO PALETTI E TRADIZIONI, PERCHé LA PROFONDITà DI UN'ABITUDINE CHE POSSA DIVENTARE STORIA E CICLO HA BISOGNO DI MOLTO TEMPO PER FORMARSI, PER EVITARE CHE "QUASI-NULLA" LA DISSOLVA.
DIFFIDA DI CHI INVOLUCRA DI DISONORE E VERGOGNA, DIETRO LE SPALLE, QUELLI A CUI POI, DAVANTI LE SPALLE, STRINGE LA MANO E STUZZICA LE GUANCE, PERCHé IL VIZIO LI PORTA AD ESSERE OMOGENEI DI FRONTE (E DI ROVESCIO) A CHIUNQUE.
DIFFIDA DI ME, CHE TI STO DICENDO TUTTO QUESTO E CHE CORRISPONDO PERFETTAMENTE AD OGNI DESCRIZIONE.
NON PENSARE CHE ESISTA QUALCUNO CHE MAI POSSA FERIRTI, E CREDIMI NON C'é PERSONA CHE ALMENO UNA VOLTA NON L'ABBIA FATTO VOLONTARIAMENTE. VIVI CON LA CONSAPEVOLEZZA DI ESSERE SOLO, MA CON LA DECISIONE DI STARE IN MEZZO AGLI ALTRI E DI RIUSCIRE IN QUALCHE MODO AD AMBIENTARTI; INIZIA COL RICORDARE QUESTE POCHE PAROLE, CHE FORSE ESCONO DALLA MENTE DI UN FOLLE, MA CHE PORTA QUALCHE GRAFFIO IN PIù SULLA SUA PELLE.
OGNUNA DELLE PERSONE CHE HAI ACCANTO PUò ESSERTI UTILE, PER CRESCERE, PER ANDARE AVANTI, PER RICEVERE AIUTO, CONFORTO, CONFRONTO, AMICIZIA, AMORE ECC.ECC. MA OGNUNA DELLE PERSONE CHE HAI VICINO NON è INDISPENSABILE PERCHé LA TUA VITA PROSEGUA..A PARTE RARISSIME ECCEZIONI; PARLO DI CHI HA SEGUITO IL NOSTRO CAMMINO FIN DALL'INIZIO, DI CHI HA SOSTENUTO OGNI ERRORE ED OGNI VITTORIA, DI CHI è RIMASTO IN SILENZIO A GUARDARE E DI CHI è INTERVENUTO, DI CHI HA COSTRUITO PARTE DI NOI.. IN BREVE DI QUELLE PERSONE CHE NON SI RIESCONO A SCORDARE PERCHé HANNO RAPPRESENTATO LA PROIEZIONE DI NOI STESSI, E HANNO FATTO IN MODO CHE ANCORA OGGI, NONOSTANTE GLI ANNI PASSINO, LA NOSTRA MENTE CONTINUI A RICERCARLE PER AVERE LA GIUSTA RISPOSTA, IL GIUSTO MODO DI AGIRE, PER RIUSCIRE A PRENDERE LA GIUSTA DECISIONE. PURTROPPO SONO FINITE AD APPARTENERE A QUEL MONDO DI ASSURDE SITUAZIONI CHE ACCADONO SENZA SCOMODARE MINIMAMENTE LA FREDDA RAGIONE; CHE PROVOCANO, NELL'UNO O NELL'ALTRO, UN'ONDA D'URTO, UN'ANOMALIA NEL SISTEMA CHE METTE A REPENTAGLIO L'EQUILIBRIO E, A VOLTE, LA LUCIDITà. QUELLE SITUAZIONI CHE ATTIVANO IN NOI REAZIONI TRA LE PIù DISPARATE, CHE FANNO IN MODO CHE UN UOMO SI SPOGLI DELLA PROPRIA CORAZZA, PARLI AD UNA FOTOGRAFIA, SCRIVA AD UN INDIRIZZO MAIL NON PIù ESISTENTE.
TI CAPITERà DI INCONTRARNE E DI PERDERNE, MA NON TEMERE DI DIMENTICARLE, L'ABITUDINE NON INTACCA QUESTI RAPPORTI E NON INTACCA IL LORO RICORDO. RAPPRESENTANO LO STIMOLO E LA FORZa DI COMBATTERE PER RESTARE, SENZA MAI ABBANDONARE...DI COMBATTERE L'UNICA, IN CUI VALGA LA PENA INTERVENIRE, "BELLISSIMA GUERRA".
mercoledì 27 novembre 2013
In ogni insufficienza
Cosa sei?
Cosa cerchi?
Di cosa hai bisogno?
Cosa vuoi?
Cosa ti manca?
Cosa provi?
Quando lo provi?
Chi vorresti essere?
Cosa vorresti essere?
Come vorresti essere?
Quando lo vorresti?
Cosa proteggi?
Cosa rinneghi?
Quale momento?
Quale scopo?
Quale precisione?
Quale mancanza?
Quale ossessione?
Quale dissonanza?
Quale ambizione?
Quante ambizioni?
Per quanto tempo?
Quale fine?
In quale fine?
Quale regola?
Quale obiezione?
Quale rimpianto?
Quale strada?
Quale posto?
Dove?
mercoledì 23 ottobre 2013
mondo-non-mondo
Oggi
sono cresciuta un po'. Ancora resto piccola quanto uno scricciolo,
con una mente infantile, ma con una certezza in più.
Ci
sono, nella vita di una persona innumerevoli rapporti, incontri,
scontri, amicizie, passioni, affetti e tutto questo risulta in
qualche modo fondamentale per ogni essere umano, anche per il più
eremitico degli eremiti. Aggiungiamo il fatto che normalmente, nella
quotidianità, le cose non vanno sempre avanti perfettamente, in
maniera limpida e pulita; a volte si è costretti a fare i conti con
questioni che si preferirebbero evitare. Ci sono, in particolare,
situazioni che (chi più, chi meno) mandano letteralmente in crisi il
sistema e l'equilibrio di un individuo. Ora, per alcuni può essere
semplicemente un esame andato male, per altri un unghia spezzata, per
altri ancora una vita persa, il conto in rosso, una malattia, ma il
punto è che in quei momenti si capisce davvero se la nostra scelta
sia stata furba ed intelligente, per non dire salutare, oppure se
abbiamo un'indole autodistruttiva.
Credo
non ci sia, in realtà, una regola generale che possa convogliare e
descrivere la totalità dei casi e delle persone; diciamo che ognuno
ha le sue esigenze, il suo giusto modo, il "buon nascondiglio".
Io,
di mio, sono come mi definivano vecchie compagne di classe: la
"figlia illegittima di Leopardi", significa sostanzialmente
che tendo ad essere pessimista e che faccio di questo pessimismo una
delle fonti di sopravvivenza. Non è però detto che una persona
pessimista si debba necessariamente attorniare di pessimisti, che la
pensino come lei e che la assecondino, ed è questo il caso. Quando
ero più giovane, credevo, in un primo momento, che aver vicino
persone simili a me mi avrebbe in qualche modo aiutato: mi sentivo
capita, collegata, parte di qualcosa. Successivamente mi sono
convinta del grande incentivo che ne potevo ottenere: mi sarei "presa
cura" di loro e avrei così curato anche me. Crescendo, ho
capito quanto questo non possa valere per la persona che sono. Forse
non sono abbastanza forte, forse non sono abbastanza altruista e
caritatevole, forse sono consapevole dei miei limiti e delle mie
caratteristiche e ho capito quanto in realtà persone troppo simili a
me mi trascinino nel baratro con loro. Ho compreso che avere un altro
punto di vista, un altro paio di occhi dai quali guardare, fa comodo
eccome.
Parlando
con un amico, di recente, riguardo la difficoltà che spesso
scaturisce dal cercare di essere se stessi, in un ambiente per molti
"ostile", è venuto fuori questo:
"Ultimamente sto riflettendo sul fatto che apparteniamo tutti allo stesso mondo, eppure, tutti facciamo parte di altri mondi. Spesso, la maggior parte delle persone che ho vicino, si coagula in un unico differente mondo, anzi per la precisione, ci sono gruppi di mondi diversi; ultimamente, mi sento dire di continuo frasi del tipo: "eh..ma è perché tu non appartieni al loro mondo!", ma cosa diavolo significa?? Pur un'extraterrestre come me ha difficoltà a comprendere una cosa del genere. Viviamo tutti nello stesso medesimo mondo ma non viviamo tutti nello stesso medesimo modo. Penso ci siano persone che faticano davvero poco a trovarsi un posto in questo mondo-non-mondo, hanno con loro un qualcosa di innato probabilmente che li spinge ad adattarsi nella maniera migliore a quello che ritengono più giusto; poi ci sono persone che non trovano un posto. Si sforzano, si applicano, ma non si sentono mai appartenere a nulla. Lottano con se stessi, lottano con gli altri, lottano sempre, ma nulla cambia. Si potrebbe dire che loro hanno di innato il non riuscire ad adattarsi. Il problema più grande per queste persone è che si sentono sole, vedono questo loro essere come qualcosa di sbagliato, solo perché intorno a loro la maggior parte degli individui agisce in maniera differente: si omologa, si appiattisce e resta indistinto. Sai qual'è il risultato ultimo di tutto questo? Che chi non riesce ad adattarsi si sente terribilmente fuori posto, non interessante, insulso. A volte non ci si fa neppure caso, a volte piace distinguersi, ma solo a volte..il resto del tempo pesa atrocemente. Così, si finge, si tende a nascondere quello che distingue dal resto, si cerca di omologarsi facendo cose che non ci risultano naturali e appariamo come ingenui, goffi, imbarazzanti, sfigati. L'unica arma contro tutto questo è l'intelligenza, l'acuità, la cultura..." e, aggiungo ora, quello che si ha accanto. Accettare la persona che si è, accettare le proprie particolarità, il proprio modo di essere fuori dal comune funziona solo nella misura in cui, a parte rarissime eccezioni, abbiamo un sostegno, un apprezzamento, una convinzione esterna. Per quanto ci sforziamo di non seguire ciò che "dice la gente", spesso falliamo enormemente, abbiamo necessità di sentirci accettati e dato che per alcuni di noi non è facile esserlo su ampia scala, è fondamentale ci sia un nucleo protettivo dove essere liberi di sentirsi "giusti". Da questo dipendono tutta una serie di questioni che si direbbero scollegate e direttamente riconducibili alla sfera più intima e personale: avere motivazioni per essere ciò che si è, per compiere quello che si ritiene più adatto ed adeguato senza dover necessariemente fingere o adattarsi a stili lontani anni luce, tutto questo e molto altro vengono da una spinta interna costruita sulla base di ciò che si prova nel contatto con l'esterno.Proprio per questo motivo oggi ho scoperto che IO sento il necessario bisogno di avere al mio fianco chi ha uno sguardo diverso, un approccio diverso, parole diverse per descrivere il mondo, chi quasi si oppone al mio essere. Ho capito che infondo mi piace avere dei "collaboratori", che sappiano affiancarmi e motivarmi, pur restando mie le scelte finali; sono parte anche io di qualcosa, ma non è una sfera chiusa e sigillata dove nessuno può entrare o uscire, non c'è nulla di decisamente delimitato, perché ho bisogno di continui cambi d'aria, seppure sembra arrivino solo da una piccolissima finestrella sul retro.
Oggi ho capito quanto sia importante, in questo mondo così instabile, avere il giusto movente.
"Ultimamente sto riflettendo sul fatto che apparteniamo tutti allo stesso mondo, eppure, tutti facciamo parte di altri mondi. Spesso, la maggior parte delle persone che ho vicino, si coagula in un unico differente mondo, anzi per la precisione, ci sono gruppi di mondi diversi; ultimamente, mi sento dire di continuo frasi del tipo: "eh..ma è perché tu non appartieni al loro mondo!", ma cosa diavolo significa?? Pur un'extraterrestre come me ha difficoltà a comprendere una cosa del genere. Viviamo tutti nello stesso medesimo mondo ma non viviamo tutti nello stesso medesimo modo. Penso ci siano persone che faticano davvero poco a trovarsi un posto in questo mondo-non-mondo, hanno con loro un qualcosa di innato probabilmente che li spinge ad adattarsi nella maniera migliore a quello che ritengono più giusto; poi ci sono persone che non trovano un posto. Si sforzano, si applicano, ma non si sentono mai appartenere a nulla. Lottano con se stessi, lottano con gli altri, lottano sempre, ma nulla cambia. Si potrebbe dire che loro hanno di innato il non riuscire ad adattarsi. Il problema più grande per queste persone è che si sentono sole, vedono questo loro essere come qualcosa di sbagliato, solo perché intorno a loro la maggior parte degli individui agisce in maniera differente: si omologa, si appiattisce e resta indistinto. Sai qual'è il risultato ultimo di tutto questo? Che chi non riesce ad adattarsi si sente terribilmente fuori posto, non interessante, insulso. A volte non ci si fa neppure caso, a volte piace distinguersi, ma solo a volte..il resto del tempo pesa atrocemente. Così, si finge, si tende a nascondere quello che distingue dal resto, si cerca di omologarsi facendo cose che non ci risultano naturali e appariamo come ingenui, goffi, imbarazzanti, sfigati. L'unica arma contro tutto questo è l'intelligenza, l'acuità, la cultura..." e, aggiungo ora, quello che si ha accanto. Accettare la persona che si è, accettare le proprie particolarità, il proprio modo di essere fuori dal comune funziona solo nella misura in cui, a parte rarissime eccezioni, abbiamo un sostegno, un apprezzamento, una convinzione esterna. Per quanto ci sforziamo di non seguire ciò che "dice la gente", spesso falliamo enormemente, abbiamo necessità di sentirci accettati e dato che per alcuni di noi non è facile esserlo su ampia scala, è fondamentale ci sia un nucleo protettivo dove essere liberi di sentirsi "giusti". Da questo dipendono tutta una serie di questioni che si direbbero scollegate e direttamente riconducibili alla sfera più intima e personale: avere motivazioni per essere ciò che si è, per compiere quello che si ritiene più adatto ed adeguato senza dover necessariemente fingere o adattarsi a stili lontani anni luce, tutto questo e molto altro vengono da una spinta interna costruita sulla base di ciò che si prova nel contatto con l'esterno.Proprio per questo motivo oggi ho scoperto che IO sento il necessario bisogno di avere al mio fianco chi ha uno sguardo diverso, un approccio diverso, parole diverse per descrivere il mondo, chi quasi si oppone al mio essere. Ho capito che infondo mi piace avere dei "collaboratori", che sappiano affiancarmi e motivarmi, pur restando mie le scelte finali; sono parte anche io di qualcosa, ma non è una sfera chiusa e sigillata dove nessuno può entrare o uscire, non c'è nulla di decisamente delimitato, perché ho bisogno di continui cambi d'aria, seppure sembra arrivino solo da una piccolissima finestrella sul retro.
Oggi ho capito quanto sia importante, in questo mondo così instabile, avere il giusto movente.
martedì 13 agosto 2013
Principe Verde
Quando ti innamori di una
persona, è come se venissi catapultato nel mondo delle favole: tutto
è meraviglioso, colorato e pieno di fiorellini profumati. Spuntando
le caratteristiche possiamo trovare: un cavallo bianco, un bel
principe azzurro con tanto di spada sguainata, pronto a difendere il
tuo onore e la tua vita con la sua, il castello incantato e promesse
di amore eterno. Fino a poco prima credevi nell'inesistenza
dell'anima gemella, della metà perfetta, dell'amore incondizionato,
eppure ora te lo trovi proprio davanti agli occhi...........per i
primi giorni della tua fantastica storia.
Passata la sottilissima
soglia di una manciata di mesi, qualcosa nella tua visione tende a
cambiare: ti sembrerà di aver vissuto in un sogno e che qualcuno,
brutalmente, abbia osato svegliarti con una secchiata d'acqua gelida.
Nella mente ti si
concretizzano cose che prima non esistevano, o più precisamente, che
avevi astutamente ignorato: non è cieca fiducia nelle tue capacità
il fatto che ti faccia tornare a casa da sola, a piedi, alle tre di
notte, sotto una pioggia corrente; non è prova e dimostrazione di
eterno amore provolare con ogni essere vivente che respiri MA poi
"riapparire sempre e solo tra le tue uniche e perfette braccia";
non si è dimenticato di venire a prenderti al lavoro perché pensava
troppo a quanto tu sia meravigliosa; non è "eh..è un uomo",
il fatto che ammiri tette e culi altrui e li paragoni disgustato alla
tua povera e ridicolissima mercanzia, e potrei continuare in eterno.
In un colpo ti si palesano innumerevoli condizioni di cui non
riuscivi a distinguere i contorni fino a poco prima. Il castello
incantato inizia a sbriciolarsi e le solide fondamenta scompaiono
all'istante.
A questo punto sono due le
vie plausibili: quella dell'innamoramento arso e bruciato fino
all'ultima fiamma, involuto, oppure quello che dalle sue ceneri ha
dato vita all'amore. In quest'ultimo caso si passa alla fase
successiva e molte delle questioni che prima credevi fondamentali
saltano in secondo piano e più la strada si fa difficile ed in
salita, più ti rendi conto di cosa sia davvero importante: al
diavolo il fatto che non ti dica ogni giorno parole poetiche e
apprezzamenti presi da aforismi, se durante la tua crisi più nera ha
la forza di sorreggerti e di starti accanto; al diavolo il fatto che
non ti regali anelli o che non ti faccia sorprese ad ogni ricorrenza,
se ti difende da quello che più ti ferisce, anche se questo vuol
dire proteggerti da te stessa; al diavolo il fatto che sembri sempre
distaccato e che non ti scriva 17.000 sms scontati, se è disposto ad
accettare un'enorme carenza pur di convivere con te, perché tu vali
più di quella carenza; al diavolo tutte le dimenticanze, le
colazioni che non ti ha portato a letto, i fiori che non ti ha
regalato, le parole che non ha sprecato, le promesse che ha infranto,
le ore che ti ha fatto aspettare, se quando ti sembra che tutto sia
sbagliato e orrendo trovi pace solo tra le sue braccia. Ben venga il
fatto che non esista l'anima gemella e l'amore incondizionato e la
metà perfetta, se questo significa riuscire a vivere attimi di
felicità e pace nel mondo reale.
Al diavolo il principe
azzurro, se al tuo fianco hai quello verde.
mercoledì 7 agosto 2013
Oltre-Sensibili
Si
dice che ogni persona abbia una sua particolarità, una
caratteristica che la distingue dal resto; si dice anche che ci siano
categorie di persone, classificate a seconda di questa caratteristica
che, in maniera differente, le avvicina e le raccoglie sotto un
denominatore comune.
Ci
sono infinità di categorie, ma io vorrei concentrarmi su quella
degli oltre-sensibili. Per
farla semplice, i componenti di questa divisione hanno alcuni sensi
più sviluppati di altri: udito, vista ed intuito; ovviamente dei
primi due non mi riferisco ai concreti organi di senso, bensì agli
occhi e alle orecchie dell'empatia. Infatti sono in grado di captare
e ricevere minuscole informazioni provenienti dal linguaggio verbale
e non (il più delle volte), che permettono loro di creare una sorta
di ponte impercettibile con gli altri.
I
normali sensibili
ricevono i dati
riguardanti il mondo emozionale in maniera amplificata, si
sentono vicini e comprendono chi soffre, piangono guardando un film
strappalacrime, si commuovono ascoltando una canzone struggente,
tendono a fare di una piccola questione una tragedia, dimenticando
spesso il punto di riferimento esterno, immergendosi completamente
nella vicenda.
Gli
oltre-sensibili,
invece, sono qualcosa di più (dalla parola stessa "oltre").
Se esistesse una sorta di limite per indicare i vari livelli di
sensibilità degli esseri umani, queste persone si troverebbero al di
là di qualsiasi
estremità. Per loro, infatti, ogni tipo di contatto
col mondo esterno, e a volte con quello interno, che presuppone una
radice sentimentale e umana, è un atto di distruzione. Diversamente
dai normali sensibili,
queste persone patiscono e si tormentano quasi alla pari
(effettivamente a volte anche di più) delle persone che sentono
soffrire; si struggono e singhiozzano vedendo passare rapidamente,
scorgendo appena,
un'immagine per loro (e spesso solo per loro) evocativa. Di
frequente finiscono per avere la sensazione di aver perso l'uso del
gusto, continuando ad
ingoiare lacrime salate per aver assaporato, in un primo istante,
qualcosa di eccezionalmente delizioso.
Sono sempre offuscati da
pensieri che li trascinano in un vortice infinito di sensazioni
lontane che loro percepiscono come assolutamente vive e presenti;
danno spesso l'impressione di non capire la circostanza, di arrivare
con leggero ritardo alla soluzione del problema, in realtà è solo
perché la loro mente è costantemente occupata a dipanare una
matassa fitta, carica di volti, sguardi, parole, gesti di altri.
Si
crede che gli oltre-sensibili
siano persone fragili, pronte a scoppiare e rompersi in un milione di
pezzi, si crede gli si debba fare da balia per tutelare i loro sbalzi
emotivi: nulla di più falso. Hanno in loro una forza incredibile,
una costanza ed una pazienza formidabile. Sopportano masse e masse di
macigni di altre persone e lo fanno così sottilmente da impedire
agli altri (e a se stessi)
di rendersene conto: a volte chi li ha vicini crede di aver fatto
tutto da solo, crede che infondo siano stati poco utili, non si rende
conto che quell'abbraccio, quella stretta di mano, quella lacrima
hanno fatto il "più" di cui si necessitava in
quel preciso istante.
Non
gli piace essere come sono, vorrebbero continuamente cambiare,
smettere di "sentire" e "vedere" tutto e
nonostante questo sospettare di essere inutili. Hanno
poca stima in sé e nessuna fiducia nelle proprie capacità. Sono
estremamente rari e di questa rarità ne soffrono stabilmente: da
umani non sono preclusi dall'egoismo che ci caratterizza tutti,
perciò, il non ricevere quello che si aspettano o quello che loro
farebbero per gli altri li destabilizza, li rende alieni in questo
mondo.
Soffrono
di una depressione oscillante, che va e viene; in questi periodi
mettono in discussione qualsiasi cosa costituisca la loro vita.
Tendono a rifiutare tutto e tutti e a chiudere ogni possibile
contatto. Queste reazioni si devono proprio alla sensazione di non
appartenere allo stesso mondo di chi hanno vicino, questioni che per
loro sono palesi e scontate risultano invisibili agli occhi di chi
non è un oltre-sensibile.
Come
dicevo poco sopra, nonostante tutta questa distruzione e
auto-distruzione, sono energici, e se appaiono deboli e delicati è
solo perché quello che
sopportano va ben oltre le loro possibilità, fisiche e mentali;
eppure restano sempre in
piedi. Respingono questa
debolezza apparente che traspare, vorrebbero deprimerla al punto di
eliminarla, vorrebbero mostrarsi resistenti, capaci, sicuri, forti,
vorrebbero addirittura distaccarsi ed essere distaccati.
Non è difficile distinguerli e riconoscerli, ma spesso si confondono con i normali sensibili, e più un oltre-sensibile si rafforza meno sembra appartenere alla sua categoria.
Non è difficile distinguerli e riconoscerli, ma spesso si confondono con i normali sensibili, e più un oltre-sensibile si rafforza meno sembra appartenere alla sua categoria.
Vi
sembreranno i meno gestibili, i più problematici e probabilmente lo
sono, ma non temete di averli vicino, non nascondetevi da loro,
perché quello che sanno dare agli altri è qualcosa che
difficilmente si può trovare altrove. Molto spesso vi sembrerà di
star vivendo qualcosa di scontato e ovvio, ma non è così; e
rendersene conto significa essere arrivati troppo tardi.
giovedì 11 luglio 2013
Inguaribile illusione scintillante
Qualche
giorno fa ho iniziato un discorso con C., riguardo la menzogna
gratuita, non so se hai presente: sei talmente abituato a vivere in
un mondo parallelo, pieno delle stronzate che dici per farti amare di
più o attirare l'attenzione degli altri, che non ti rendi neppure
conto di spalancare la bocca solo per far uscire ventate e ventate di
balle, costruite da tempo o improvvisate sul momento.
Non sono un amante delle menzogne, ma devo dire che ne ho usufruito spesso, in un particolare periodo della mia vita. Non credo ci sia modo di far intendere che alcune verità non dette o alcune omissioni o travisazioni possano essere in qualche maniera giustificabili, ma, se non altro, avevano una base, una motivazione: "Oggi non posso uscire perché ho avuto la dissenteria", ok, è pur sempre una balla per nascondere il fatto che non hai alcuna voglia di mettere piede fuori casa o di vedere quella tal persona, ma per lo meno l'hai detto perché ti serviva un altro sistema per spiegare ciò che, in questa stupida società dove i rapporti sono falsati e vincolati da convenzioni, avrebbe potuto ferire l'altro.
Non sono un amante delle menzogne, ma devo dire che ne ho usufruito spesso, in un particolare periodo della mia vita. Non credo ci sia modo di far intendere che alcune verità non dette o alcune omissioni o travisazioni possano essere in qualche maniera giustificabili, ma, se non altro, avevano una base, una motivazione: "Oggi non posso uscire perché ho avuto la dissenteria", ok, è pur sempre una balla per nascondere il fatto che non hai alcuna voglia di mettere piede fuori casa o di vedere quella tal persona, ma per lo meno l'hai detto perché ti serviva un altro sistema per spiegare ciò che, in questa stupida società dove i rapporti sono falsati e vincolati da convenzioni, avrebbe potuto ferire l'altro.
Non è più
quel periodo della mia vita, per precisare.
Supponiamo
invece che in un piccolo gruppo di amici si stia parlando di mucche
da latte, nella maniera più generica e superficiale possibile, e
all'improvviso qualcuno dica "ah, mucche da latte, mia nonna ne
possedeva sette e con il latte delle sue mucche riusciva a fare un
intruglio in grado di guarire la coprolalìa ". Ora, nessuno può
avere la garanzia che quella sia una frottola, eppure dentro di sé,
ognuno ne è convinto e consapevole.
A quel punto
la domanda sorge spontanea: perché? Perché diamine quella persona
ha dovuto necessariamente inventarsi, in quel preciso istante, una
cosa talmente assurda da non poter essere al cento per cento
smentita? Qual'è la pulsione, la spinta che muove questo meccanismo?
Nella mia
poca esperienza ho conosciuto almeno tre persone caratterizzate da
questa tendenza quasi istintiva, e debbo dire che ho potuto notare
"motivazioni" differenti: due di loro avevano l'abitudine
di gonfiare ed aggravare o inventare dallo zero situazioni che li
mettessero in una posizione di difficoltà, di emarginazione, insomma
al punto di spingere chi avevano vicino a correre in loro soccorso o,
il più delle volte, a compatirli (si potrebbe dire una sorta di
sindrome da vittimismo); l'altra persona, invece, tendeva ad
ingigantire questioni e situazioni che la facessero spiccare come il
meglio, come chi sapeva più di tutti o aveva l'esperienza migliore,
la vita più vissuta, e via così. Nonostante sembri semplice e
palese che queste mie conoscenze avessero in fondo il medesimo
interesse di attirare l'attenzione e farla ricadere completamente su
di loro, in realtà, a mio avviso, il passaggio non è così
scontato; se questa situazione capitasse saltuariamente, in maniera
sporadica e in concomitanza a situazioni che possano, in qualche
modo, portare gli interessati a sentirsi esclusi o bisognosi di
attenzione, potrei capire, ma (sempre facendo riferimento alla mia
esperienza) se questo meccanismo scattasse costantemente, in
qualsiasi circostanza e senza apparente motivo, credo qui si parli di
qualcosa di più complesso.
Bene, la
complessità di questa situazione è aggravata dalla difficoltà che,
chi subisce questo comportamento, può trovare nel tentare di
esporlo, portarlo evidentemente all'attenzione degli interessati. Di
solito, come già anticipato, si parla di qualcosa che è
difficilmente smentibile, inoltre c'è da aggiungere la componente
emotiva o affettiva caratterizzata dal legame esistente tra il gruppo
e le persone interessate. Ovviamente si possono avere reazioni molto
diverse: c'è chi ne è divertito, chi incuriosito, o addirittura
imbestialito, ma prima o poi, col passare del tempo, è inevitabile
si arrivi, tutti, alla fase del rifiuto. C. mi faceva notare,
infatti, come il costante rigurgito incontrollato di false asserzioni
irriti profondamente chi ne è sottoposto. Ne si fa una questione
personale, un affronto duro da digerire e si cerca, portando esempi,
esperienze o leggi, di far crollare quel castello costruito, di
sbugiardare il bugiardo. Cosa molto complessa data la spiccata
capacità, degli interessati, di giocare con le parole, comporle nel
modo migliore per girare e rigirare la frittata, in modo tale da
uscirne indenni, o al massimo solo di poco scalfiti. Questa rabbia
furibonda che scoppia, montando per molto tempo in sordina, la si
deve, probabilmente, al fatto che ci si sente in un certo senso
traditi: oltre alla lampante presa per il culo, vengono meno quelle
certezze di legame che si credevano forti e radicate; insomma si è
beffati, e già credo la cosa piaccia a pochi, per di più da chi
ritenevamo nostro alleato.
Così, si
arriva necessariamente ad una rottura, graduale, difficilmente
esplosiva, ma profonda. Si tende a dubitare di ogni parola, a non
prendere seriamente nessun discorso e il rapporto in questo modo si
deteriora lentamente. Difficilmente una delle due parti farà
qualcosa per cercare di recuperare, si lascerà tutto scivolare
piano.
A questo punto, credo l'unica spiegazione plausibile sia una sorta di mancanza intima che queste persone hanno o sentono, di quelle che va ben oltre il normale senso di vuoto. Probabilmente questo mondo inventato e fantastico in cui vivono è troppo accogliente per poterlo abbandonare, per potersi trasferire in una realtà che, sì, li farebbe incontrare con le persone vicine, ma che li trascinerebbe in uno stato di grigiore perpetuo che li spaventa e li affonda: non avrebbero modo di spiccare, di salire a galla (o forse è solo quello che la loro mente vuol far credere). Probabilmente è migliore un'illusione colorata e ben costruita (anche se a volte ha falle o se si rischia di precipitare da un momento all'altro), piuttosto che una realtà grigia e prevedibile.
Il discorso, ovviamente, è molto più complesso di così. Sarebbe necessario prendere in considerazione un numero indefinito di punti, di caratteristiche, di storie ma alla fine il risultato è sempre lo stesso: il "sovramondo" (in qualsiasi modo esso sia costruito, se da menzogne, isolamento o chissà cos'altro) è più comodo della realtà e si è disposti a sacrificare rapporti, amicizie, legami pur di sentirsi bene, incastrati alla perfezione, pur di trovare il proprio posto, benché questo, a volte, sia solo pura immaginazione.
A questo punto, credo l'unica spiegazione plausibile sia una sorta di mancanza intima che queste persone hanno o sentono, di quelle che va ben oltre il normale senso di vuoto. Probabilmente questo mondo inventato e fantastico in cui vivono è troppo accogliente per poterlo abbandonare, per potersi trasferire in una realtà che, sì, li farebbe incontrare con le persone vicine, ma che li trascinerebbe in uno stato di grigiore perpetuo che li spaventa e li affonda: non avrebbero modo di spiccare, di salire a galla (o forse è solo quello che la loro mente vuol far credere). Probabilmente è migliore un'illusione colorata e ben costruita (anche se a volte ha falle o se si rischia di precipitare da un momento all'altro), piuttosto che una realtà grigia e prevedibile.
Il discorso, ovviamente, è molto più complesso di così. Sarebbe necessario prendere in considerazione un numero indefinito di punti, di caratteristiche, di storie ma alla fine il risultato è sempre lo stesso: il "sovramondo" (in qualsiasi modo esso sia costruito, se da menzogne, isolamento o chissà cos'altro) è più comodo della realtà e si è disposti a sacrificare rapporti, amicizie, legami pur di sentirsi bene, incastrati alla perfezione, pur di trovare il proprio posto, benché questo, a volte, sia solo pura immaginazione.
mercoledì 19 settembre 2012
Della (Meravigliosa) Distanza
"Tu credi mia cara,
che un giovine lupo, fuor branco e
esploratore non ami lo stesso il crogiolo
dove vide le sue prime luci?
Che il vedere nuovi tramonti
rallenti l’affetto tuo piuttosto che
infiammare il ricordo di quelli passati assieme?
Sono le nuove albe a ledere i miei occhi aperti,
sono le stesse a infuocare il mio cuore.
Ogni metro guadagnato è un sacrificio disumano.
Solo chi viaggia può capire che
non è fuggire,
non è nascondersi,
non è vagare.
Ogni viaggio porta con se crescita,
la crescita porta dolore
e il male la consapevolezza di quanto bene ho ricevuto.
Viaggiare è tristezza, ma non una tristezza errata.
E’ l’illuminazione che ogni attimo è prezioso.
Ogni attimo colto senza sorriso è un attimo
che doppiamente sarà duro ricordare.
Perché ricordare non è mai felice.
E’ solo desiderare ciò che non tornerà più.
In ogni metro il mio animo diventa più pesante.
Ogni ricordo pesa sull’altro, ogni ricordo preme
sulle mie spalle. Forse è questo l’invecchiare.
Lontano ancor per non so quanto quel mio orizzonte.
Ma ora come ora, non è il futuro a tormentarmi.
Come ti ho detto, io vivo nel presente,
fiato dopo fiato, un passo dopo l’altro.
E non è di giudizio ciò di cui mi cibo.
Non è per le persone che vivo.
Se guardo indietro vedo te,
subito vicina alle mie spalle.
Sempre lì, anche se non ci sei.
No, non è la tua presenza fisica a rasserenarmi,
non è un tuo saluto o una tua parola.
E’ solo la nostra promessa e i nostri ideali.
E’ la gioia di ritornare ogni volta,
E’ la gioia di attendere di vederci ancora.
E’ la dolcezza del ricordo di ogni tuo sorriso.
E’ il ricordo della complicità che ci caratterizza.
Ti ripeto, io vivo nel presente,
attimo dopo attimo, ricordo dopo ricordo.
Perché è proprio questo il presente:
Avere l’immenso dinanzi
e affiancarlo ad immagini già passate.
Se attimo per attimo si potesse disegnare,
traccerei un piano cartesiano ai cui
due assi assocerei il presente ed il passato,
ad un terzo il mio giudizio.
E’ cosi che intendo il mio essere.
una curva tridimensionale di picchi e valli;
proprio come un sentiero che non
si può percorrere all’indietro.
Il mio essere, che se pur arrogantemente
ritengo complicato, impensabile e impossibile.
Non è più complicato di un sasso o un albero;
Forse è più complicata una foglia che depositatasi
nei sedimenti, rimane intatta e si riunisce alla terra.
Riesci ad immaginare quale assurdo processo
porti dalla morbida materia alla pura roccia?
se provo visualizzare tale mutamento mi ritrovo
spiazzato: quasi voler ammirare la totalità di un
toro dalla lente di un microscopio.
Troppe mie vite passano davanti ai miei pensieri
nell'immutato di quell'abbraccio soffocante del terriccio alla foglia.
E’ questo mio essere minuto rispetto al cammino;
Se solo provo a immaginare la fine mi ritrovo
come un grano di sabbia nel deserto.
Percorro luoghi già occupati, lande non più disabitate,
Foreste non più d’alberi, torrenti non più d’acqua.
Percorro un cammino non più mio."
che un giovine lupo, fuor branco e
esploratore non ami lo stesso il crogiolo
dove vide le sue prime luci?
Che il vedere nuovi tramonti
rallenti l’affetto tuo piuttosto che
infiammare il ricordo di quelli passati assieme?
Sono le nuove albe a ledere i miei occhi aperti,
sono le stesse a infuocare il mio cuore.
Ogni metro guadagnato è un sacrificio disumano.
Solo chi viaggia può capire che
non è fuggire,
non è nascondersi,
non è vagare.
Ogni viaggio porta con se crescita,
la crescita porta dolore
e il male la consapevolezza di quanto bene ho ricevuto.
Viaggiare è tristezza, ma non una tristezza errata.
E’ l’illuminazione che ogni attimo è prezioso.
Ogni attimo colto senza sorriso è un attimo
che doppiamente sarà duro ricordare.
Perché ricordare non è mai felice.
E’ solo desiderare ciò che non tornerà più.
In ogni metro il mio animo diventa più pesante.
Ogni ricordo pesa sull’altro, ogni ricordo preme
sulle mie spalle. Forse è questo l’invecchiare.
Lontano ancor per non so quanto quel mio orizzonte.
Ma ora come ora, non è il futuro a tormentarmi.
Come ti ho detto, io vivo nel presente,
fiato dopo fiato, un passo dopo l’altro.
E non è di giudizio ciò di cui mi cibo.
Non è per le persone che vivo.
Se guardo indietro vedo te,
subito vicina alle mie spalle.
Sempre lì, anche se non ci sei.
No, non è la tua presenza fisica a rasserenarmi,
non è un tuo saluto o una tua parola.
E’ solo la nostra promessa e i nostri ideali.
E’ la gioia di ritornare ogni volta,
E’ la gioia di attendere di vederci ancora.
E’ la dolcezza del ricordo di ogni tuo sorriso.
E’ il ricordo della complicità che ci caratterizza.
Ti ripeto, io vivo nel presente,
attimo dopo attimo, ricordo dopo ricordo.
Perché è proprio questo il presente:
Avere l’immenso dinanzi
e affiancarlo ad immagini già passate.
Se attimo per attimo si potesse disegnare,
traccerei un piano cartesiano ai cui
due assi assocerei il presente ed il passato,
ad un terzo il mio giudizio.
E’ cosi che intendo il mio essere.
una curva tridimensionale di picchi e valli;
proprio come un sentiero che non
si può percorrere all’indietro.
Il mio essere, che se pur arrogantemente
ritengo complicato, impensabile e impossibile.
Non è più complicato di un sasso o un albero;
Forse è più complicata una foglia che depositatasi
nei sedimenti, rimane intatta e si riunisce alla terra.
Riesci ad immaginare quale assurdo processo
porti dalla morbida materia alla pura roccia?
se provo visualizzare tale mutamento mi ritrovo
spiazzato: quasi voler ammirare la totalità di un
toro dalla lente di un microscopio.
Troppe mie vite passano davanti ai miei pensieri
nell'immutato di quell'abbraccio soffocante del terriccio alla foglia.
E’ questo mio essere minuto rispetto al cammino;
Se solo provo a immaginare la fine mi ritrovo
come un grano di sabbia nel deserto.
Percorro luoghi già occupati, lande non più disabitate,
Foreste non più d’alberi, torrenti non più d’acqua.
Percorro un cammino non più mio."
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