Oggi
sono cresciuta un po'. Ancora resto piccola quanto uno scricciolo,
con una mente infantile, ma con una certezza in più.
Ci
sono, nella vita di una persona innumerevoli rapporti, incontri,
scontri, amicizie, passioni, affetti e tutto questo risulta in
qualche modo fondamentale per ogni essere umano, anche per il più
eremitico degli eremiti. Aggiungiamo il fatto che normalmente, nella
quotidianità, le cose non vanno sempre avanti perfettamente, in
maniera limpida e pulita; a volte si è costretti a fare i conti con
questioni che si preferirebbero evitare. Ci sono, in particolare,
situazioni che (chi più, chi meno) mandano letteralmente in crisi il
sistema e l'equilibrio di un individuo. Ora, per alcuni può essere
semplicemente un esame andato male, per altri un unghia spezzata, per
altri ancora una vita persa, il conto in rosso, una malattia, ma il
punto è che in quei momenti si capisce davvero se la nostra scelta
sia stata furba ed intelligente, per non dire salutare, oppure se
abbiamo un'indole autodistruttiva.
Credo
non ci sia, in realtà, una regola generale che possa convogliare e
descrivere la totalità dei casi e delle persone; diciamo che ognuno
ha le sue esigenze, il suo giusto modo, il "buon nascondiglio".
Io,
di mio, sono come mi definivano vecchie compagne di classe: la
"figlia illegittima di Leopardi", significa sostanzialmente
che tendo ad essere pessimista e che faccio di questo pessimismo una
delle fonti di sopravvivenza. Non è però detto che una persona
pessimista si debba necessariamente attorniare di pessimisti, che la
pensino come lei e che la assecondino, ed è questo il caso. Quando
ero più giovane, credevo, in un primo momento, che aver vicino
persone simili a me mi avrebbe in qualche modo aiutato: mi sentivo
capita, collegata, parte di qualcosa. Successivamente mi sono
convinta del grande incentivo che ne potevo ottenere: mi sarei "presa
cura" di loro e avrei così curato anche me. Crescendo, ho
capito quanto questo non possa valere per la persona che sono. Forse
non sono abbastanza forte, forse non sono abbastanza altruista e
caritatevole, forse sono consapevole dei miei limiti e delle mie
caratteristiche e ho capito quanto in realtà persone troppo simili a
me mi trascinino nel baratro con loro. Ho compreso che avere un altro
punto di vista, un altro paio di occhi dai quali guardare, fa comodo
eccome.
Parlando
con un amico, di recente, riguardo la difficoltà che spesso
scaturisce dal cercare di essere se stessi, in un ambiente per molti
"ostile", è venuto fuori questo:
"Ultimamente
sto riflettendo sul fatto che apparteniamo tutti allo stesso mondo,
eppure, tutti facciamo parte di altri mondi. Spesso, la maggior parte
delle persone che ho vicino, si coagula in un unico differente mondo,
anzi per la precisione, ci sono gruppi di mondi diversi; ultimamente,
mi sento dire di continuo frasi del tipo: "eh..ma è perché tu
non appartieni al loro mondo!", ma cosa diavolo significa?? Pur
un'extraterrestre come me ha difficoltà a comprendere una cosa del
genere. Viviamo tutti nello stesso medesimo mondo ma non viviamo
tutti nello stesso medesimo modo. Penso ci siano persone che faticano
davvero poco a trovarsi un posto in questo mondo-non-mondo, hanno con
loro un qualcosa di innato probabilmente che li spinge ad adattarsi
nella maniera migliore a quello che ritengono più giusto; poi ci
sono persone che non trovano un posto. Si sforzano, si applicano, ma
non si sentono mai appartenere a nulla. Lottano con se stessi,
lottano con gli altri, lottano sempre, ma nulla cambia. Si potrebbe
dire che loro hanno di innato il non riuscire ad adattarsi. Il
problema più grande per queste persone è che si sentono sole,
vedono questo loro essere come qualcosa di sbagliato, solo perché
intorno a loro la maggior parte degli individui agisce in maniera
differente: si omologa, si appiattisce e resta indistinto. Sai qual'è
il risultato ultimo di tutto questo? Che chi non riesce ad adattarsi
si sente terribilmente fuori posto, non interessante, insulso. A
volte non ci si fa neppure caso, a volte piace distinguersi, ma solo
a volte..il resto del tempo pesa atrocemente. Così, si finge, si
tende a nascondere quello che distingue dal resto, si cerca di
omologarsi facendo cose che non ci risultano naturali e appariamo
come ingenui, goffi, imbarazzanti, sfigati. L'unica arma contro tutto
questo è l'intelligenza, l'acuità, la cultura..." e,
aggiungo ora, quello che si ha accanto. Accettare
la persona che si è, accettare le proprie particolarità, il proprio
modo di essere fuori dal comune funziona solo nella misura in cui, a
parte rarissime eccezioni, abbiamo un sostegno, un apprezzamento, una
convinzione esterna. Per quanto ci sforziamo di non seguire ciò che
"dice la gente", spesso
falliamo enormemente,
abbiamo necessità di sentirci accettati e dato che per alcuni di noi
non è facile esserlo su ampia
scala,
è fondamentale
ci sia un nucleo protettivo dove essere liberi di sentirsi "giusti".
Da
questo dipendono tutta una serie di questioni
che si direbbero scollegate e direttamente riconducibili alla sfera
più intima e personale: avere motivazioni per essere ciò che si è,
per compiere quello che si ritiene
più adatto ed adeguato senza dover necessariemente fingere o
adattarsi a stili lontani anni luce, tutto
questo e molto altro vengono da una spinta interna costruita sulla
base di ciò che si prova nel
contatto con l'esterno.Proprio
per questo motivo oggi ho scoperto che IO sento il necessario bisogno
di avere al mio fianco chi ha uno
sguardo diverso, un approccio diverso, parole diverse per descrivere
il mondo, chi quasi si oppone al mio essere. Ho capito che infondo mi
piace avere dei "collaboratori", che sappiano
affiancarmi e motivarmi, pur restando mie le scelte finali; sono
parte anche io di qualcosa, ma non è una sfera chiusa e sigillata
dove nessuno può entrare o uscire, non c'è nulla di decisamente
delimitato, perché ho bisogno di continui cambi d'aria, seppure
sembra arrivino solo da una piccolissima finestrella sul retro.
Oggi
ho capito quanto sia importante, in
questo mondo così instabile,
avere
il giusto movente.
