"...l'invadenza, la pervasività, del nostro (piccolo) ego è smisurata, gigantesca (mostruosa?). Diceva C.E. Gadda che l'io è il più lurido dei pronomi. Prenderne atto (...) è il primo passo necessario per guadagnare un po' di autenticità, e dico un po', soltanto un po', perchè nessuno può ascrivere ai propri atti e pensieri il sigillo di una autenticità piena. Ci sfuggono davvero i motivi più profondi dell'agire. Siamo noi stessi in primis a sfuggire a/da noi stessi. A volte ho addirittura l'impressione che convenga starci debitamente alla larga (è una tentazione, non sempre immotivata, che viene e poi dispare doverosamente, perchè è importante - eccome se è importante - conoscere la nostra infima misura). Tu parli di coni d'ombra che ci impediscono di conoscerci a fondo. Siamo fatti così, siam tutti difettosi, e meno male: sai quanto dev'essere difficile manutenere un'immagine di sè immacolata, senza macchia? Eppure, da qualche tempo, mi sono convinto di una cosa: quell'autenticità che cerchiamo spesse volte inutilmente e con affanno, talvolta ci sorprende, ci visita, viene a farci visita. Il più delle volte inaspettatamente, quando non l'avevamo messo in conto. Sono i momenti di grazia nei quali in noi - attraverso di noi - si riverbera una luce più chiara e amabile del solito, che ha come effetto quello di sorprendere. Capita spesso - ed è la prova della sua 'autenticità' - che non ce ne accorgiamo. In quel momento siamo senza saperlo, senza avvertirlo. Siam portatori sani di qualcosa che ci supera. Disporci ad essere strumenti, questo è il segreto."
B. Bertinotti
lunedì 11 giugno 2012
venerdì 8 giugno 2012
Dialogo
"Tutto
prima o poi si esaurisce. Qualsiasi cosa! Ne abbiamo una certezza
assoluta: la morte. Sì, è l'atto più estremo, forse, ma è
qualcosa che naturalmente deve accadere. E consideriamo il fatto che
non sia l'unica possibilità; ce ne sono altre mille che portano ad
estinguere un rapporto, una relazione, una vita. E allora se siamo
così fortemente di passaggio, se è così poco e fragile ciò che ci
lega, perché dobbiamo sottostare a regole convenzionali, a norme
regolatrici rapporti che non ci piacciono, che non troviamo spontanei
e veri? Io mi rifiuto! Non voglio più essere schiavo della "buona
e giusta relazione". Non è ciò che mi interessa. Soprattutto
perché ho la certezza che prima o poi tutto si spegnerà. La
cosa che più mi terrificava, prima di tutto questo, era la paura di
restare solo; ero paralizzato dall'idea che tutte le persone intorno
a me decidessero, un giorno, che non ero all'altezza, che non
compensavo i loro vuoti e che quindi se ne sarebbero andati,
lasciandomi buttato lì, solo, senza più nessun appiglio. Oggi non è
così, non mi spaventa più, non mi tormenta più questa angoscia.
Sento di potercela fare anche nel momento in cui queste persone
decidano di prendere strade diverse dalla mia; quindi non seguirò
più obblighi socialmente condivisi che non capisco e non sento miei.
I miei rapporti con gli altri non saranno più convenzionali."
"...tu non hai paura di restare solo, hai paura del vuoto. Hai tanto vuoto dentro di te, è la sensazione più forte, la ferita viva e aperta, ancora sanguinante, che ti blocca, ti preoccupa, ti paralizza. Non è la morte, la fine, che ti riempie la mente e ti infastidisce i pensieri; tutto questo è accettabile per te, ora...quello che davvero non puoi controllare, che davvero ti segue di nascosto, ti perseguita, ti avvolge completamente è la paura di quel vuoto che senti così nitidamente dentro di te. Per questo hai bisogno degli altri, per colmare questo vuoto, come hai detto tu stesso. Siamo animali sociali, da sempre, non è possibile essere felici senza la condivisione, l'attenzione degli altri, la comunità."
"Ma io non sono certo di credere nella felicità, non sono certo che quello che davvero sto cercando sia la felicità. Ora sto bene, sono in una situazione di stallo, sollevato da terra."
"È benessere quello che tu provi, e il benessere scivola via, non resta per sempre. Il benessere è qualcosa che prima o poi finirà e non ti lascerà nulla. Hai bisogno di qualcosa di più che semplice ed effimero benessere.Sì, si vede che sei sollevato da terra, è come se fossi in apnea, come se non stessi vivendo!"
"...e chi ha detto che questo sia necessariamente sbagliato?"
"...tu non hai paura di restare solo, hai paura del vuoto. Hai tanto vuoto dentro di te, è la sensazione più forte, la ferita viva e aperta, ancora sanguinante, che ti blocca, ti preoccupa, ti paralizza. Non è la morte, la fine, che ti riempie la mente e ti infastidisce i pensieri; tutto questo è accettabile per te, ora...quello che davvero non puoi controllare, che davvero ti segue di nascosto, ti perseguita, ti avvolge completamente è la paura di quel vuoto che senti così nitidamente dentro di te. Per questo hai bisogno degli altri, per colmare questo vuoto, come hai detto tu stesso. Siamo animali sociali, da sempre, non è possibile essere felici senza la condivisione, l'attenzione degli altri, la comunità."
"Ma io non sono certo di credere nella felicità, non sono certo che quello che davvero sto cercando sia la felicità. Ora sto bene, sono in una situazione di stallo, sollevato da terra."
"È benessere quello che tu provi, e il benessere scivola via, non resta per sempre. Il benessere è qualcosa che prima o poi finirà e non ti lascerà nulla. Hai bisogno di qualcosa di più che semplice ed effimero benessere.Sì, si vede che sei sollevato da terra, è come se fossi in apnea, come se non stessi vivendo!"
"...e chi ha detto che questo sia necessariamente sbagliato?"
domenica 25 marzo 2012
Spazi
Ci sono spazi che si creano col passare del tempo, spazi che si chiudono per poi riaprirsi più ampi, magari in un altro luogo. Sono spazi che tutti ricoprono, più o meno, nell'arco della loro esistenza, che prima o poi chiunque tocca.Poi ci sono altri spazi: sordi, cupi, ciechi, che lentamente vanno chiudendosi, lasciandoti testimone di tutto, costringendoti a restare, torturandoti piano ma fino in fondo. Non si riapriranno in nessun altro luogo, non saranno altri, ampi, diversi. Ti intrappolano nel loro vortice freddo, di panico e di vergogna, fino a consumare anche l'ultima parte di quello che poteva essere il tuo posto, lì. Non si rinasce da queste ceneri, per fortuna.
giovedì 22 marzo 2012
Cara e non solo
"Cara
e non solo: super-cara, felice come al solito di sentirti viva e
sensibile come ti ho conosciuta - come tu sei ancora, come sarai (è
un 'fardello' il tuo di cui non ci si può assolutamente liberare;
lo porterai - dai retta a chi conosce, all'alba dei sessantanni,
quello che dura nel tempo e quello che svanisce - fino alla fine
dei tuoi giorni, ancora tanti, per Dio!)"
B. Bertinotti
Unicamente comprensivo
"Condivido pienamente quello che dici aproposito degli 'stranieri', e anzi ti ringrazio per le acuteriflessioni, frutto di un'accresciuta consapevolezza del problema. Chein realtà problema non lo è: basterebbe vederli chini sui libri -quegli 'stranieri' - per capire che la loro prima intenzione è di farparte, volenterosi, del mondo che li accoglie."
B. Bertinotti
B. Bertinotti
giovedì 23 febbraio 2012
Lei così schiva e riservata
"Se
ne è andata una poetessa - una voce - davvero singolare, fuori dal
coro, attenta a quel che accade intorno, nelle minuzie del
quotidiano, capace di un'apertura al mondo carica di umana simpatia."
B. Bertinotti
W. Szymborska
B. Bertinotti
"Non
s’intende di scherzi,
stelle,
ponti,
tessitura, miniere, lavoro dei
campi,
costruzione di navi e cottura
di dolci.
Non sa fare neppure ciò
che
attiene al suo mestiere:
né scavare
una fossa,
né mettere insieme una
bara,
né rassettare il disordine che
lascia.
Occupata
a uccidere,
lo fa in modo
maldestro,
senza metodo né abilità.
Vada
per i trionfi,
ma quante
disfatte,
colpi a vuoto
e
tentativi ripetuti da capo!
A volte
le manca la forza
di far cadere una
mosca in volo.
Più di un bruco
la
batte in velocità.
Chi
ne afferma l’onnipotenza
è lui
stesso la prova vivente
che essa
onnipotente non è.
Non c’è
vita
che almeno per un attimo
non
sia immortale.
A
nessuno può sottrarre
il tempo
raggiunto."
W. Szymborska
venerdì 27 gennaio 2012
Saggezza
"E invece al nuovo ci si abitua piano, per gradi: già dopo poche prove ed immersioni si cominciaa respirare aria di casa. Un posto c'è per tutti, ovunque. Rifuggi i neo-fili: quelli che sembrano avere una marcia in più. Ci affascina la loro intraprendenza, ma poi si scopre che mancano di spessore, mancano le occasioni più propizie, in fondo sfiorano la vita (s/fiorare, ovvero non cogliere a pieno l'anima del fiore, come direbbe E. Dickinson)"
B. Bertinotti
B. Bertinotti
martedì 27 dicembre 2011
Vita
No, non è questione di sapere o di imparare come muoversi nel mondo, è diverso...qui si sta parlando di vita! Vita che si realizza passo passo. Lo sai anche tu, te l'hanno detto fin troppe volte: "La vita è dura, la vita non è poi così facile, ma con il tempo...." già, il tempo..confidiamo troppo nel tempo, confidiamo troppo in un nemico onestamente ben poco conosciuto e stabilito, nonostante si potrebbe pensare il contrario. E' una stronzata! Non credere che il tempo ti porti qualcosa di buono, non credere che col passare delle ore, dei mesi, degli anni qualcosa di prezioso si realizzerà o arriverà qualcosa, piovuta dal cielo, che spazzerà via la merda in cui ti trovi e riporterà la vita al livello che desideravi!! Non credere che aspettando in silenzio con molta pazienza, la tua fiducia verrà ripagata. Il tempo non compie, il tempo in-compie; sei tu che tieni in mano il filo sottile della tua vita, la trama leggera e delicata che la costituisce. A volte avrà qualche piccolo spacco, a volte qualche cucitura, in alcuni punti sarà molto salda e forte, in altri sarà debilitata e consumata...ma il tempo non si metterà all'uncinetto per portare progresso o distruzione...il tempo scorrerà e basta, come è suo compito fare...sarai tu a dover realizzare una magnifica tela, la TUA tela, quella che senti e che sempre sentirai appartenerti e rappresentarti. Quindi vivi, ama, odia, prova rabbia, prova tristezza...senti tutti i sentimenti che puoi, fatti trasportare da ogni emozione...costruisci, distruggi, plasma...amalgama e confondi...fai tutto quello che ti senti di fare e fallo con chi davvero merita di farlo!!
martedì 20 dicembre 2011
Novecento
"Tutta quella città… non si riusciva a vederne la fine. La fine! Per cortesia si potrebbe vedere la fine? Non avevo dubbi che sarei sceso, non c’era problema. Non è quello che vidi che fermò Max.. è quello che non vidi… puoi capirlo?.. quello che non vidi.In tutta quella sterminata città c’era tutto tranne la fine.. c’era tutto.. ma non c’era una fine!.. quello che non vidi è dove finiva tutto quello.. la fine del mondo.
Tu pensa un pianoforte.. i tasti iniziano, i tasti finiscono.. tu lo sai che sono ottantotto e nessuno su questo può fregarti.. non sono infiniti loro, tu sei infinito, e dentro quegli 88 tasti la musica che puoi fare è infinita.. questo a me piace, in questo io posso vivere; ma se io salgo su quella scaletta e davanti a me si srotola una tastiera di milioni, milioni e miliardi di tasti che non finiscono mai, e questa è la verità.. che non finiscono mai.. quella tastiera è infinita. Ma se quella tastiera è infinita allora non c’è musica che puoi suonare.. e sei seduto sul seggiolino sbagliato! Quello è il pianoforte su cui suona Dio.Cristo, ma le vedevi le strade! Anche soltanto le strade ce n’erano a migliaia.. ma dimmelo come fate voi altri la giù a sceglierne una, a scegliere una donna, una casa, una terra che sia la vostra, un paesaggio da guardare, un modo di morire.Tutto quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce ne quanto ce n’è.. ma non avete paura di finire in mille pezzi solo a pensarla quella enormità.. solo a pensarla, a viverla.Io ci sono nato su questa nave, e vedi anche qui il mondo passava, ma a non più di duemila persone per volta… e di desideri ce n’erano, ma non più di quelli che ci potevano stare su una nave tra una prua e una poppa. Suonavi la tua felicità su una tastiera che non era infinita… io ho imparato a vivere in questo modo! La terra.. è una nave troppo grande per me, è una donna troppo bella, è un viaggio troppo lungo, è un profumo troppo forte, è una musica che non so suonare. Non scenderò dalla nave… al massimo posso scendere dalla mia vita… in fin dei conti è come se non fossi mai nato.Sei tu l’eccezione Max, solo tu sai che sono qui.. e sei una minoranza, non ti resta che adeguarti. Perdonami amico mio, ma io non scenderò.
Ehi Max!… Già me la vedo la scena, arrivato lassù.. quel poveraccio che cerca il mio nome sulla lista e non mi trova… è che sono nato su una nave signore –custode del paradiso-, sono nato su una nave e ci sono anche morto… sei quintali e mezzo di dinamite. Adesso mi sento benissimo però ho perso un braccio.. nell’esplosione.. il sinistro.. (si trovano solo due braccia destre) ..beh in linea di massima meglio un braccio destro che niente…
C’è poco da ridere Max… sai che fregatura, tutta l’eternità con due destre… e come te lo fai il segno della croce. Ehi Max.. sai però che musica con due mani destre, se solo lassù riesco a trovare un pianoforte.."
Tu pensa un pianoforte.. i tasti iniziano, i tasti finiscono.. tu lo sai che sono ottantotto e nessuno su questo può fregarti.. non sono infiniti loro, tu sei infinito, e dentro quegli 88 tasti la musica che puoi fare è infinita.. questo a me piace, in questo io posso vivere; ma se io salgo su quella scaletta e davanti a me si srotola una tastiera di milioni, milioni e miliardi di tasti che non finiscono mai, e questa è la verità.. che non finiscono mai.. quella tastiera è infinita. Ma se quella tastiera è infinita allora non c’è musica che puoi suonare.. e sei seduto sul seggiolino sbagliato! Quello è il pianoforte su cui suona Dio.Cristo, ma le vedevi le strade! Anche soltanto le strade ce n’erano a migliaia.. ma dimmelo come fate voi altri la giù a sceglierne una, a scegliere una donna, una casa, una terra che sia la vostra, un paesaggio da guardare, un modo di morire.Tutto quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce ne quanto ce n’è.. ma non avete paura di finire in mille pezzi solo a pensarla quella enormità.. solo a pensarla, a viverla.Io ci sono nato su questa nave, e vedi anche qui il mondo passava, ma a non più di duemila persone per volta… e di desideri ce n’erano, ma non più di quelli che ci potevano stare su una nave tra una prua e una poppa. Suonavi la tua felicità su una tastiera che non era infinita… io ho imparato a vivere in questo modo! La terra.. è una nave troppo grande per me, è una donna troppo bella, è un viaggio troppo lungo, è un profumo troppo forte, è una musica che non so suonare. Non scenderò dalla nave… al massimo posso scendere dalla mia vita… in fin dei conti è come se non fossi mai nato.Sei tu l’eccezione Max, solo tu sai che sono qui.. e sei una minoranza, non ti resta che adeguarti. Perdonami amico mio, ma io non scenderò.
Ehi Max!… Già me la vedo la scena, arrivato lassù.. quel poveraccio che cerca il mio nome sulla lista e non mi trova… è che sono nato su una nave signore –custode del paradiso-, sono nato su una nave e ci sono anche morto… sei quintali e mezzo di dinamite. Adesso mi sento benissimo però ho perso un braccio.. nell’esplosione.. il sinistro.. (si trovano solo due braccia destre) ..beh in linea di massima meglio un braccio destro che niente…
C’è poco da ridere Max… sai che fregatura, tutta l’eternità con due destre… e come te lo fai il segno della croce. Ehi Max.. sai però che musica con due mani destre, se solo lassù riesco a trovare un pianoforte.."
venerdì 16 dicembre 2011
Perché ne vale la pena
Ti apprezzo, non perché ogni volta che non condividi quello che penso cerchi di capirmi, non perché ti arrabbi e ti infiammi quando vedi un'ingiustizia che ai tuoi occhi è una ferita profonda e personale anche se la cosa non ti riguarda, non perché quando non trovo più dei motivi validi per capire che valgo davvero riesci sempre a farmi sentire importante, non perché correresti in mio soccorso anche se fossi dall'altra parte delle terra, non perché ogni giorno mi insegni qualcosa di nuovo e di unico, non perché mi hai fatto diventare una persona migliore, più attenta, più rispettosa, più passionale, non perché condividi tutto con me e non ti vergogni di farlo, non perché ami la vita e me la stai facendo apprezzare davvero, non perché sei unicamente sensibile davanti a piccolezze che per altri sono niente, non perché non serve che mi porti in capo al mondo, va bene anche stare sotto casa per sentirmi bene con te, non perché mi hai regalato te stesso e non hai preteso che io facessi lo stesso, non perché mi ami con delicatezza, senza forzare o violentare i miei sentimenti e la mia anima. Ti apprezzo e ti ringrazio perché sei UMANO, in mezzo ad un mondo di solo-uomini.
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