martedì 13 agosto 2013

Principe Verde

Quando ti innamori di una persona, è come se venissi catapultato nel mondo delle favole: tutto è meraviglioso, colorato e pieno di fiorellini profumati. Spuntando le caratteristiche possiamo trovare: un cavallo bianco, un bel principe azzurro con tanto di spada sguainata, pronto a difendere il tuo onore e la tua vita con la sua, il castello incantato e promesse di amore eterno. Fino a poco prima credevi nell'inesistenza dell'anima gemella, della metà perfetta, dell'amore incondizionato, eppure ora te lo trovi proprio davanti agli occhi...........per i primi giorni della tua fantastica storia.
Passata la sottilissima soglia di una manciata di mesi, qualcosa nella tua visione tende a cambiare: ti sembrerà di aver vissuto in un sogno e che qualcuno, brutalmente, abbia osato svegliarti con una secchiata d'acqua gelida.
Nella mente ti si concretizzano cose che prima non esistevano, o più precisamente, che avevi astutamente ignorato: non è cieca fiducia nelle tue capacità il fatto che ti faccia tornare a casa da sola, a piedi, alle tre di notte, sotto una pioggia corrente; non è prova e dimostrazione di eterno amore provolare con ogni essere vivente che respiri MA poi "riapparire sempre e solo tra le tue uniche e perfette braccia"; non si è dimenticato di venire a prenderti al lavoro perché pensava troppo a quanto tu sia meravigliosa; non è "eh..è un uomo", il fatto che ammiri tette e culi altrui e li paragoni disgustato alla tua povera e ridicolissima mercanzia, e potrei continuare in eterno. In un colpo ti si palesano innumerevoli condizioni di cui non riuscivi a distinguere i contorni fino a poco prima. Il castello incantato inizia a sbriciolarsi e le solide fondamenta scompaiono all'istante.
A questo punto sono due le vie plausibili: quella dell'innamoramento arso e bruciato fino all'ultima fiamma, involuto, oppure quello che dalle sue ceneri ha dato vita all'amore. In quest'ultimo caso si passa alla fase successiva e molte delle questioni che prima credevi fondamentali saltano in secondo piano e più la strada si fa difficile ed in salita, più ti rendi conto di cosa sia davvero importante: al diavolo il fatto che non ti dica ogni giorno parole poetiche e apprezzamenti presi da aforismi, se durante la tua crisi più nera ha la forza di sorreggerti e di starti accanto; al diavolo il fatto che non ti regali anelli o che non ti faccia sorprese ad ogni ricorrenza, se ti difende da quello che più ti ferisce, anche se questo vuol dire proteggerti da te stessa; al diavolo il fatto che sembri sempre distaccato e che non ti scriva 17.000 sms scontati, se è disposto ad accettare un'enorme carenza pur di convivere con te, perché tu vali più di quella carenza; al diavolo tutte le dimenticanze, le colazioni che non ti ha portato a letto, i fiori che non ti ha regalato, le parole che non ha sprecato, le promesse che ha infranto, le ore che ti ha fatto aspettare, se quando ti sembra che tutto sia sbagliato e orrendo trovi pace solo tra le sue braccia. Ben venga il fatto che non esista l'anima gemella e l'amore incondizionato e la metà perfetta, se questo significa riuscire a vivere attimi di felicità e pace nel mondo reale.

Al diavolo il principe azzurro, se al tuo fianco hai quello verde. 




mercoledì 7 agosto 2013

Oltre-Sensibili

Si dice che ogni persona abbia una sua particolarità, una caratteristica che la distingue dal resto; si dice anche che ci siano categorie di persone, classificate a seconda di questa caratteristica che, in maniera differente, le avvicina e le raccoglie sotto un denominatore comune.
Ci sono infinità di categorie, ma io vorrei concentrarmi su quella degli oltre-sensibili. Per farla semplice, i componenti di questa divisione hanno alcuni sensi più sviluppati di altri: udito, vista ed intuito; ovviamente dei primi due non mi riferisco ai concreti organi di senso, bensì agli occhi e alle orecchie dell'empatia. Infatti sono in grado di captare e ricevere minuscole informazioni provenienti dal linguaggio verbale e non (il più delle volte), che permettono loro di creare una sorta di ponte impercettibile con gli altri.
I normali sensibili ricevono i dati riguardanti il mondo emozionale in maniera amplificata, si sentono vicini e comprendono chi soffre, piangono guardando un film strappalacrime, si commuovono ascoltando una canzone struggente, tendono a fare di una piccola questione una tragedia, dimenticando spesso il punto di riferimento esterno, immergendosi completamente nella vicenda.
Gli oltre-sensibili, invece, sono qualcosa di più (dalla parola stessa "oltre"). Se esistesse una sorta di limite per indicare i vari livelli di sensibilità degli esseri umani, queste persone si troverebbero al di là di qualsiasi estremità. Per loro, infatti, ogni tipo di contatto col mondo esterno, e a volte con quello interno, che presuppone una radice sentimentale e umana, è un atto di distruzione. Diversamente dai normali sensibili, queste persone patiscono e si tormentano quasi alla pari (effettivamente a volte anche di più) delle persone che sentono soffrire; si struggono e singhiozzano vedendo passare rapidamente, scorgendo appena, un'immagine per loro (e spesso solo per loro) evocativa. Di frequente finiscono per avere la sensazione di aver perso l'uso del gusto, continuando ad ingoiare lacrime salate per aver assaporato, in un primo istante, qualcosa di eccezionalmente delizioso. Sono sempre offuscati da pensieri che li trascinano in un vortice infinito di sensazioni lontane che loro percepiscono come assolutamente vive e presenti; danno spesso l'impressione di non capire la circostanza, di arrivare con leggero ritardo alla soluzione del problema, in realtà è solo perché la loro mente è costantemente occupata a dipanare una matassa fitta, carica di volti, sguardi, parole, gesti di altri.
Si crede che gli oltre-sensibili siano persone fragili, pronte a scoppiare e rompersi in un milione di pezzi, si crede gli si debba fare da balia per tutelare i loro sbalzi emotivi: nulla di più falso. Hanno in loro una forza incredibile, una costanza ed una pazienza formidabile. Sopportano masse e masse di macigni di altre persone e lo fanno così sottilmente da impedire agli altri (e a se stessi) di rendersene conto: a volte chi li ha vicini crede di aver fatto tutto da solo, crede che infondo siano stati poco utili, non si rende conto che quell'abbraccio, quella stretta di mano, quella lacrima hanno fatto il "più" di cui si necessitava in quel preciso istante.
Non gli piace essere come sono, vorrebbero continuamente cambiare, smettere di "sentire" e "vedere" tutto e nonostante questo sospettare di essere inutili. Hanno poca stima in sé e nessuna fiducia nelle proprie capacità. Sono estremamente rari e di questa rarità ne soffrono stabilmente: da umani non sono preclusi dall'egoismo che ci caratterizza tutti, perciò, il non ricevere quello che si aspettano o quello che loro farebbero per gli altri li destabilizza, li rende alieni in questo mondo.
Soffrono di una depressione oscillante, che va e viene; in questi periodi mettono in discussione qualsiasi cosa costituisca la loro vita. Tendono a rifiutare tutto e tutti e a chiudere ogni possibile contatto. Queste reazioni si devono proprio alla sensazione di non appartenere allo stesso mondo di chi hanno vicino, questioni che per loro sono palesi e scontate risultano invisibili agli occhi di chi non è un oltre-sensibile.
Come dicevo poco sopra, nonostante tutta questa distruzione e auto-distruzione, sono energici, e se appaiono deboli e delicati è solo perché quello che sopportano va ben oltre le loro possibilità, fisiche e mentali; eppure restano sempre in piedi. Respingono questa debolezza apparente che traspare, vorrebbero deprimerla al punto di eliminarla, vorrebbero mostrarsi resistenti, capaci, sicuri, forti, vorrebbero addirittura distaccarsi ed essere distaccati.
Non è difficile distinguerli e riconoscerli, ma spesso si confondono con i normali sensibili, e più un oltre-sensibile si rafforza meno sembra appartenere alla sua categoria.

Vi sembreranno i meno gestibili, i più problematici e probabilmente lo sono, ma non temete di averli vicino, non nascondetevi da loro, perché quello che sanno dare agli altri è qualcosa che difficilmente si può trovare altrove. Molto spesso vi sembrerà di star vivendo qualcosa di scontato e ovvio, ma non è così; e rendersene conto significa essere arrivati troppo tardi. 

                                                            


giovedì 11 luglio 2013

Inguaribile illusione scintillante

Qualche giorno fa ho iniziato un discorso con C., riguardo la menzogna gratuita, non so se hai presente: sei talmente abituato a vivere in un mondo parallelo, pieno delle stronzate che dici per farti amare di più o attirare l'attenzione degli altri, che non ti rendi neppure conto di spalancare la bocca solo per far uscire ventate e ventate di balle, costruite da tempo o improvvisate sul momento.
Non sono un amante delle menzogne, ma devo dire che ne ho usufruito spesso, in un particolare periodo della mia vita. Non credo ci sia modo di far intendere che alcune verità non dette o alcune omissioni o travisazioni possano essere in qualche maniera giustificabili, ma, se non altro, avevano una base, una motivazione: "Oggi non posso uscire perché ho avuto la dissenteria", ok, è pur sempre una balla per nascondere il fatto che non hai alcuna voglia di mettere piede fuori casa o di vedere quella tal persona, ma per lo meno l'hai detto perché ti serviva un altro sistema per spiegare ciò che, in questa stupida società dove i rapporti sono falsati e vincolati da convenzioni, avrebbe potuto ferire l'altro. 
Non è più quel periodo della mia vita, per precisare. 
Supponiamo invece che in un piccolo gruppo di amici si stia parlando di mucche da latte, nella maniera più generica e superficiale possibile, e all'improvviso qualcuno dica "ah, mucche da latte, mia nonna ne possedeva sette e con il latte delle sue mucche riusciva a fare un intruglio in grado di guarire la coprolalìa ". Ora, nessuno può avere la garanzia che quella sia una frottola, eppure dentro di sé, ognuno ne è convinto e consapevole. 
A quel punto la domanda sorge spontanea: perché? Perché diamine quella persona ha dovuto necessariamente inventarsi, in quel preciso istante, una cosa talmente assurda da non poter essere al cento per cento smentita? Qual'è la pulsione, la spinta che muove questo meccanismo?
Nella mia poca esperienza ho conosciuto almeno tre persone caratterizzate da questa tendenza quasi istintiva, e debbo dire che ho potuto notare "motivazioni" differenti: due di loro avevano l'abitudine di gonfiare ed aggravare o inventare dallo zero situazioni che li mettessero in una posizione di difficoltà, di emarginazione, insomma al punto di spingere chi avevano vicino a correre in loro soccorso o, il più delle volte, a compatirli (si potrebbe dire una sorta di sindrome da vittimismo); l'altra persona, invece, tendeva ad ingigantire questioni e situazioni che la facessero spiccare come il meglio, come chi sapeva più di tutti o aveva l'esperienza migliore, la vita più vissuta, e via così. Nonostante sembri semplice e palese che queste mie conoscenze avessero in fondo il medesimo interesse di attirare l'attenzione e farla ricadere completamente su di loro, in realtà, a mio avviso, il passaggio non è così scontato; se questa situazione capitasse saltuariamente, in maniera sporadica e in concomitanza a situazioni che possano, in qualche modo, portare gli interessati a sentirsi esclusi o bisognosi di attenzione, potrei capire, ma (sempre facendo riferimento alla mia esperienza) se questo meccanismo scattasse costantemente, in qualsiasi circostanza e senza apparente motivo, credo qui si parli di qualcosa di più complesso.
Bene, la complessità di questa situazione è aggravata dalla difficoltà che, chi subisce questo comportamento, può trovare nel tentare di esporlo, portarlo evidentemente all'attenzione degli interessati. Di solito, come già anticipato, si parla di qualcosa che è difficilmente smentibile, inoltre c'è da aggiungere la componente emotiva o affettiva caratterizzata dal legame esistente tra il gruppo e le persone interessate. Ovviamente si possono avere reazioni molto diverse: c'è chi ne è divertito, chi incuriosito, o addirittura imbestialito, ma prima o poi, col passare del tempo, è inevitabile si arrivi, tutti, alla fase del rifiuto. C. mi faceva notare, infatti, come il costante rigurgito incontrollato di false asserzioni irriti profondamente chi ne è sottoposto. Ne si fa una questione personale, un affronto duro da digerire e si cerca, portando esempi, esperienze o leggi, di far crollare quel castello costruito, di sbugiardare il bugiardo. Cosa molto complessa data la spiccata capacità, degli interessati, di giocare con le parole, comporle nel modo migliore per girare e rigirare la frittata, in modo tale da uscirne indenni, o al massimo solo di poco scalfiti. Questa rabbia furibonda che scoppia, montando per molto tempo in sordina, la si deve, probabilmente, al fatto che ci si sente in un certo senso traditi: oltre alla lampante presa per il culo, vengono meno quelle certezze di legame che si credevano forti e radicate; insomma si è beffati, e già credo la cosa piaccia a pochi, per di più da chi ritenevamo nostro alleato. 
Così, si arriva necessariamente ad una rottura, graduale, difficilmente esplosiva, ma profonda. Si tende a dubitare di ogni parola, a non prendere seriamente nessun discorso e il rapporto in questo modo si deteriora lentamente. Difficilmente una delle due parti farà qualcosa per cercare di recuperare, si lascerà tutto scivolare piano.
A questo punto, credo l'unica spiegazione plausibile sia una sorta di mancanza intima che queste persone hanno o sentono, di quelle che va ben oltre il normale senso di vuoto. Probabilmente questo mondo inventato e fantastico in cui vivono è troppo accogliente per poterlo abbandonare, per potersi trasferire in una realtà che, sì, li farebbe incontrare con le persone vicine, ma che li trascinerebbe in uno stato di grigiore perpetuo che li spaventa e li affonda: non avrebbero modo di spiccare, di salire a galla (o forse è solo quello che la loro mente vuol far credere). Probabilmente è migliore un'illusione colorata e ben costruita (anche se a volte ha falle o se si rischia di precipitare da un momento all'altro), piuttosto che una realtà grigia e prevedibile.
Il discorso, ovviamente, è molto più complesso di così. Sarebbe necessario prendere in considerazione un numero indefinito di punti, di caratteristiche, di storie ma alla fine il risultato è sempre lo stesso: il "sovramondo" (in qualsiasi modo esso sia costruito, se da menzogne, isolamento o chissà cos'altro) è più comodo della realtà e si è disposti a sacrificare rapporti, amicizie, legami pur di sentirsi bene, incastrati alla perfezione, pur di trovare il proprio posto, benché questo, a volte, sia solo pura immaginazione. 



mercoledì 19 settembre 2012

Della (Meravigliosa) Distanza



"Tu credi mia cara,
che un giovine lupo, fuor branco e 
esploratore non ami lo stesso il crogiolo
dove vide le sue prime luci?
Che il vedere nuovi tramonti
rallenti l’affetto tuo piuttosto che
infiammare il ricordo di quelli passati assieme?
Sono le nuove albe a ledere i miei occhi aperti,
sono le stesse a infuocare il mio cuore.
Ogni metro guadagnato è un sacrificio disumano.
Solo chi viaggia può capire che
non è fuggire,
non è nascondersi,
non è vagare.
                                                                                        
Ogni viaggio porta con se crescita,
la crescita porta dolore 
e il male la consapevolezza di quanto bene ho ricevuto.
Viaggiare è tristezza, ma non una tristezza errata.
E’ l’illuminazione che ogni attimo è prezioso.
Ogni attimo colto senza sorriso è un attimo 
che doppiamente sarà duro ricordare.

Perché ricordare non è mai felice. 
E’ solo desiderare ciò che non tornerà più.

In ogni metro il mio animo diventa più pesante.
Ogni ricordo pesa sull’altro, ogni ricordo preme
sulle mie spalle. Forse è questo l’invecchiare. 
Lontano ancor per non so quanto quel mio orizzonte.
Ma ora come ora, non è il futuro a tormentarmi.

Come ti ho detto, io vivo nel presente,
fiato dopo fiato, un passo dopo l’altro.

E non è di giudizio ciò di cui mi cibo.
Non è per le persone che vivo.

Se guardo indietro vedo te,
subito vicina alle mie spalle.

Sempre lì, anche se non ci sei.

No, non è la tua presenza fisica a rasserenarmi,
non è un tuo saluto o una tua parola.
E’ solo la nostra promessa e i nostri ideali.
E’ la gioia di ritornare ogni volta,
E’ la gioia di attendere di vederci ancora.
E’ la dolcezza del ricordo di ogni tuo sorriso.
E’ il ricordo della complicità che ci caratterizza.

Ti ripeto, io vivo nel presente,
attimo dopo attimo, ricordo dopo ricordo.

Perché è proprio questo il presente:
Avere l’immenso dinanzi 
e affiancarlo ad immagini già passate.

Se attimo per attimo si potesse disegnare,
traccerei un piano cartesiano ai cui
due assi assocerei il presente ed il passato, 
ad un terzo il mio giudizio.

E’ cosi che intendo il mio essere.
una curva tridimensionale di picchi e valli;
proprio come un sentiero che non 
si può percorrere all’indietro.

Il mio essere, che se pur arrogantemente 
ritengo complicato, impensabile e impossibile.
Non è più complicato di un sasso o un albero;
Forse è più complicata una foglia che depositatasi
nei sedimenti, rimane intatta e si riunisce alla terra.

Riesci ad immaginare quale assurdo processo 
porti dalla morbida materia alla pura roccia?
se provo visualizzare tale mutamento mi ritrovo
spiazzato: quasi voler ammirare la totalità di un 
toro dalla lente di un microscopio.
Troppe mie vite passano davanti ai miei pensieri
nell'immutato di quell'abbraccio soffocante del terriccio alla foglia.

E’ questo mio essere minuto rispetto al cammino;
Se solo provo a immaginare la fine mi ritrovo 
come un grano di sabbia nel deserto.

Percorro luoghi già occupati, lande non più disabitate,
Foreste non più d’alberi, torrenti non più d’acqua.
Percorro un cammino non più mio."


                                                                          Grazie Carlos Revoredo




lunedì 11 giugno 2012

Ego

"...l'invadenza, la pervasività, del nostro (piccolo) ego è smisurata, gigantesca (mostruosa?). Diceva C.E. Gadda che l'io è il più lurido dei pronomi. Prenderne atto (...) è il primo passo necessario per guadagnare un po' di autenticità, e dico un po', soltanto un po', perchè nessuno può ascrivere ai propri atti e  pensieri il sigillo di una autenticità piena. Ci sfuggono davvero i motivi più profondi dell'agire. Siamo noi stessi in primis a sfuggire a/da noi stessi. A volte ho addirittura l'impressione che convenga starci debitamente alla larga (è una tentazione, non sempre immotivata, che viene e poi dispare doverosamente, perchè è importante - eccome se è importante - conoscere la nostra infima misura). Tu parli di coni d'ombra che ci impediscono di conoscerci a fondo. Siamo fatti così, siam tutti difettosi, e meno male: sai quanto dev'essere difficile manutenere un'immagine di sè immacolata, senza macchia? Eppure, da qualche tempo, mi sono convinto di una cosa: quell'autenticità che cerchiamo spesse volte inutilmente e con affanno, talvolta ci sorprende, ci visita, viene a farci visita. Il più delle volte inaspettatamente, quando non l'avevamo messo in conto. Sono i momenti di grazia nei quali in noi - attraverso di noi - si riverbera una luce più chiara e amabile del solito, che ha come effetto quello di sorprendere. Capita spesso - ed è la prova della sua 'autenticità' - che non ce ne accorgiamo. In quel momento siamo senza saperlo, senza avvertirlo. Siam portatori sani di qualcosa che ci supera. Disporci ad essere strumenti, questo è il segreto."                                                                                                                                                            

                                                                                                                   B. Bertinotti

venerdì 8 giugno 2012

Dialogo

"Tutto prima o poi si esaurisce. Qualsiasi cosa! Ne abbiamo una certezza assoluta: la morte. Sì, è l'atto più estremo, forse, ma è qualcosa che naturalmente deve accadere. E consideriamo il fatto che non sia l'unica possibilità; ce ne sono altre mille che portano ad estinguere un rapporto, una relazione, una vita. E allora se siamo così fortemente di passaggio, se è così poco e fragile ciò che ci lega, perché dobbiamo sottostare a regole convenzionali, a norme regolatrici rapporti che non ci piacciono, che non troviamo spontanei e veri? Io mi rifiuto! Non voglio più essere schiavo della "buona e giusta relazione". Non è ciò che mi interessa. Soprattutto perché ho la certezza che prima o poi tutto si spegnerà. La cosa che più mi terrificava, prima di tutto questo, era la paura di restare solo; ero paralizzato dall'idea che tutte le persone intorno a me decidessero, un giorno, che non ero all'altezza, che non compensavo i loro vuoti e che quindi se ne sarebbero andati, lasciandomi buttato lì, solo, senza più nessun appiglio. Oggi non è così, non mi spaventa più, non mi tormenta più questa angoscia. Sento di potercela fare anche nel momento in cui queste persone decidano di prendere strade diverse dalla mia; quindi non seguirò più obblighi socialmente condivisi che non capisco e non sento miei. I miei rapporti con gli altri non saranno più convenzionali." 

"...tu non hai paura di restare solo, hai paura del vuoto. Hai tanto vuoto dentro di te, è la sensazione più forte, la ferita viva e aperta, ancora sanguinante, che ti blocca, ti preoccupa, ti paralizza. Non è la morte, la fine, che ti riempie la mente e ti infastidisce i pensieri; tutto questo è accettabile per te, ora...quello che davvero non puoi controllare, che davvero ti segue di nascosto, ti perseguita, ti avvolge completamente è la paura di quel vuoto che senti così nitidamente dentro di te. Per questo hai bisogno degli altri, per colmare questo vuoto, come hai detto tu stesso. Siamo animali sociali, da sempre, non è possibile essere felici senza la condivisione, l'attenzione degli altri, la comunità."


"Ma io non sono certo di credere nella felicità, non sono certo che quello che davvero sto cercando sia la felicità. Ora sto bene, sono in una situazione di stallo, sollevato da terra."


"È benessere quello che tu provi, e il benessere scivola via, non resta per sempre. Il benessere è qualcosa che prima o poi finirà e non ti lascerà nulla. Hai bisogno di qualcosa di più che semplice ed effimero benessere.Sì, si vede che sei sollevato da terra, è come se fossi in apnea, come se non stessi vivendo!" 


"...e chi ha detto che questo sia necessariamente sbagliato?" 



(Giacomo Sonaglia)

domenica 25 marzo 2012

Spazi


Ci sono spazi che si creano col passare del tempo, spazi che si chiudono per poi riaprirsi più ampi, magari in un altro luogo. Sono spazi che tutti ricoprono, più o meno, nell'arco della loro esistenza, che prima o poi chiunque tocca.Poi ci sono altri spazi: sordi, cupi, ciechi, che lentamente vanno chiudendosi, lasciandoti testimone di tutto, costringendoti a restare, torturandoti piano ma fino in fondo. Non si riapriranno in nessun altro luogo, non saranno altri, ampi, diversi. Ti intrappolano nel loro vortice freddo, di panico e di vergogna, fino a consumare anche l'ultima parte di quello che poteva essere il tuo posto, lì. Non si rinasce da queste ceneri, per fortuna. 



giovedì 22 marzo 2012

Cara e non solo

"Cara e non solo: super-cara, felice come al solito di sentirti viva e sensibile come ti ho conosciuta - come tu sei ancora, come sarai (è un 'fardello' il tuo di cui non ci si può assolutamente liberare; lo porterai - dai retta a chi conosce, all'alba dei sessantanni, quello che dura nel tempo e quello che svanisce - fino alla fine dei tuoi giorni, ancora tanti, per Dio!)"

                                                                                                                      B. Bertinotti


Unicamente comprensivo

"Condivido pienamente quello che dici aproposito degli 'stranieri', e anzi ti ringrazio per le acuteriflessioni, frutto di un'accresciuta consapevolezza del problema. Chein realtà problema non lo è: basterebbe vederli chini sui libri -quegli 'stranieri' - per capire che la loro prima intenzione è di farparte, volenterosi, del mondo che li accoglie."                                                                                                                                        

                                                                                                                            B. Bertinotti

giovedì 23 febbraio 2012

Lei così schiva e riservata

"Se ne è andata una poetessa - una voce - davvero singolare, fuori dal coro, attenta a quel che accade intorno, nelle minuzie del quotidiano, capace di un'apertura al mondo carica di umana simpatia."                                                                                                                
                                                                                                                      B. Bertinotti


"Non s’intende di scherzi,

stelle, ponti,
tessitura, miniere, lavoro dei campi,
costruzione di navi e cottura di dolci.
Non sa fare neppure ciò
che attiene al suo mestiere:
né scavare una fossa,
né mettere insieme una bara,
né rassettare il disordine che lascia.
Occupata a uccidere,
lo fa in modo maldestro,
senza metodo né abilità.
Vada per i trionfi,
ma quante disfatte,
colpi a vuoto
e tentativi ripetuti da capo!
A volte le manca la forza
di far cadere una mosca in volo.
Più di un bruco
la batte in velocità.
Chi ne afferma l’onnipotenza
è lui stesso la prova vivente
che essa onnipotente non è.
Non c’è vita
che almeno per un attimo
non sia immortale.
A nessuno può sottrarre
il tempo raggiunto." 
                                                                                     

                                                                                                                 W. Szymborska